Salus SpaceArchives

E’ lo slogan di FoodE, acronimo di Food Systems in European Cities – Sistemi Alimentari nelle Città Europee, progetto europeo della durata di 4 anni (1 Febbraio 2020 – 31 Gennaio 2024) che intreccia Salus Space, destinando al Comune di Bologna 330 mila euro.

FoodE, coordinato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, rientra nel Programma di finanziamento Horizon 2020 per la ricerca e l’innovazione e riunisce un consorzio 24 partner (università, istituti di ricerca, piccole e medie imprese, organizzazioni non profit e municipalità da 8 diversi paesi europei).

Il progetto mira ad accelerare la crescita, in ambito europeo, di Sistemi Alimentari di Città e Regioni (City Region Food System – CRFS) per favorire lo sviluppo di processi agricoli resilienti e sostenibili all’interno dei centri urbani e delle aree rurali limitrofe. Coinvolgendo le comunità locali, gestite dai cittadini, FoodE individuerà delle storie di successo e le collegherà fra loro per uno scambio di conoscenze. Inoltre lancerà 15 progetti pilota, con altri partner locali in 12 città o regioni europee (Napoli, Bologna, Sabadell, Tenerife, Amsterdam, Lansingerland, Berlino, Oslo, Longyearbyen, Romainville, Iasi, Lubiana) e valuterà i loro risultati per una possibile replicabilità in altri contesti.

E proprio sull’individuazione di un progetto pilota, FoodE intreccia Salus Space: il Comune di Bologna (Area Nuove Cittadinanze e Quartieri e Ufficio Relazioni e Progetti Internazionali) lancia “Agricoltura urbana a Salus Space”, per favorire la ricerca di nuovi modelli di produzione di cibo in aree urbane attraverso la progettazione e realizzazione di un sistema di orti (produttivo, didattico e ricreativo) con il coinvolgimento diretto dei cittadini che hanno seguito il corso di orticoltura urbana finanziato dal progetto Salus Space.

La scelta specifica dell’ azione pilota verrà stabilita sulla base di un concorso di idee dell’Università di Bologna dal titolo “Urban Farm 2020”, aperto a squadre di studenti provenienti da tutto il mondo e di momenti di consultazione e coprogettazione con i cittadini e le associazioni del territorio.

Questa fase progettuale si svolgerà tra settembre e dicembre del 2020 e sarà seguita dalla realizzazione di un progetto esecutivo e dalla sua implementazione. Tra le possibilità, la realizzazione di un giardino pensile (Roof-top garden) sul terrazzo della palazzina storica (ex camera iperbarica), coltivazioni interne (indoor), orti verticali e non è esclusa la collaborazione con imprese nel settore dell’acquaponica, un tipo di tecnica agricola di coltivazione delle piante nell’acqua.

Abbiamo visitato il cantiere di Salus Space (in via Malvezza, a Bologna) a fine luglio 2020 per raccontarvi come procede, seguiteci in questo tour virtuale!

Il Centro Studi (la palazzina storica, dove era ospitata la camera iperbarica) è praticamente terminato, le tre strutture temporanee sono state posizionate, nella nuova palazzina si sta lavorando per concludere gli appartamenti, partendo dall’ultimo piano.

Ecco il viale di ingresso, con gli splendidi pini potati che hanno superato i controlli sulla stabilità. Sul lato sinistro si vede la base della futura pista ciclabile.

viale_ingresso

Arrivando dal viale di ingresso, sulla destra troviamo il Centro Studi: il corpo centrale è stato ristrutturato partendo dall’originale, (potete vedere l’avvio del cantiere in questo post ), che ai tempi di Villa Salus ospitava la camera iperbarica.

Centro_Studi_esterno

Al suo interno troveranno sede il portierato sociale, gli uffici di coordinamento, la sala destinata al coworking, la sala convegni, la Redazione Partecipata, l’Angolo della Storia. Gli spazi sono ampi e luminosi, le ali laterali sono sovrastate da due ampi terrazzi. Nella foto, l’ open space dove potranno svolgersi eventi e iniziative.

centro_studi_interno

Se dal viale di ingresso svoltiamo a sinistra, ci avviciniamo alle tre strutture temporanee, davanti alle quali si apre l’area parcheggio. La prima, quella gialla, ospiterà il punto ristoro, la verde una sala polifunzionale per attività teatrali, la rossa sarà un atelier artigianale.

strutture_temporanee

Ecco l’interno della seconda struttura, la più ampia e luminosa.

Strutture_temporanee_interno

Sono a buon punto anche i lavori nella struttura abitativa, che ospiterà 20 appartamenti e le sei stanze doppie per le locazioni turistiche. All’ultimo piano, il quarto, è tutto pronto per installare i sanitari dei bagni; poi si scenderà verso il basso completando il tutto, comprese le stanze per i turisti di passaggio, montando le cucine e gli arredi a conclusione di tutti i lavori ai diversi piani.
La struttura è stata realizzata in legno, in un’ottica di basso impatto ambientale. Per questo, tutta l’impiantistica degli edifici punta al risparmio energetico.

palazzina

Sul tetto dell’edificio sono già stati montati i pannelli fotovoltaici, mentre, come si intravede dalla foto, il tetto è pronto per ospitare vegetazione che attenuerà le temperature percepite all’interno. Già completato l’isolamento termico dell’edificio attraverso il cappotto.

pannelli_solari

Chiudiamo con un’immagine della tribuna del teatro all’aperto, in costruzione. Come da progetto, si sta dando vita ad una piazza che farà da elemento di unione tra la struttura abitativa e il futuro “edificio-serra”, l’ultimo elemento del progetto che sorgerà più avanti, per ospitare in maniera definitiva il ristorante e i laboratori artigianali, che per ora trovano casa nei tre moduli colorati.

tribuna

Riceviamo da Inti Bertocchi (per il Comune di Bologna, coordinatore del progetto Salus Space) un aggiornamento sullo stato dell’arte complessivo.

Durante il periodo di lockdown, in cui regnava l’assoluta incertezza, il Comune di Bologna ha avviato un confronto con il segretariato UIA (da cui dipende il finanziamento europeo di cui beneficia il progetto) che si è dimostrato molto comprensivo e che ha concesso tempi più lunghi per la rendicontazione delle spese e la possibilità di apportare alcune modifiche per fronteggiare la situazione di emergenza.
La conclusione del progetto è slittata al 31 gennaio 2021, il che non significa che i cancelli di Salus Space apriranno quel giorno! Anzi, i lavori, ripartiti a maggio dopo due mesi di stallo, saranno completati in autunno.

È ancora presto per definire una precisa data di fine lavori, ma tutti i partner sono impegnati nel portare a termine le diverse attività previste. La formazione, ad esempio, sta proseguendo a distanza. E si sta preparando la strada per la futura fase di gestione transitoria, che vedrà la costituzione di una ATS (associazione temporanea di scopo).

Le attività gestionali saranno centralizzate, sarà costituito un comitato di indirizzo e monitoraggio, all’interno del quale la comunità degli abitanti potrà far sentire la propria voce. Ci sarà un portierato sociale, come richiesto a gran voce dai cittadini, ed un servizio di accompagnamento per sostenere la comunità nel suo primo anno di vita. E si riempiranno gradualmente le residenze temporanee: ci saranno alcuni alloggi destinati agli studenti, altri all’accoglienza dei rifugiati, altri ancora alle famiglie e a chiunque vorrà candidarsi a vivere una esperienza di cohousing davvero innovativa. Gli abitanti oltre a pagare un affitto saranno attivamente coinvolti nella futura gestione dei servizi.

Tutto il progetto, in sostanza, andrà avanti, con un ritardo di qualche mese. Ma abbiamo imparato a pazientare. Questo periodo di pausa, forse, ha rafforzato ancor più il desiderio di portare a termine questa sfida per la creazione di una comunità inclusiva, solidale, resiliente, e con un profondo rispetto per l’ambiente, ristabilendo quell’equilibrio sociale e ambientale che l’umanità ha perso, ma può ancora riacquistare.

Il corso “Accomodation – addetto alle strutture ricettive” gestito da Ciofs è ripartito dopo lo stage e l’interruzione delle ultime giornate di attività dovuta al lockdown. I corsisti sono riusciti a svolgere lo stage in alcune strutture ricettive cittadine prima che tutto si fermasse.
Ecco quello che ci ha raccontato Luca Lambertini di Ciofs.
L’unico modo per portare a termine le ultime ore di lezione rimaste era quello a distanza. Per prima cosa i tutor del corso hanno effettuato una ricognizione tra gli allievi per capire se avessero tutti un pc o uno smartphone funzionante e una buona connessione, per individuare quali fossero gli orari più indicati per svolgere la lezione, per conoscere eventuali difficoltà. Fortunatamente quasi tutti hanno a disposizione una connessione, anche se spesso non molto stabile (alcuni studenti spesso perdono la connessione più volte) e tutti possiedono almeno uno smartphone per collegarsi e seguire le lezioni. Chi dispone solo dello smartphone riesce sì a seguire le lezioni (anche se su uno schermo di soli 5 pollici!) ma sta avendo grandi problemi nelle esercitazioni a distanza: scrivere, caricare e scaricare file, svolgere esercitazioni è molto complesso se non impossibile dal telefono.
Anche le condizioni di vita di ognuno possono creare problemi o condizionamenti. Chi ha bambini piccoli a casa deve conciliare la loro cura con le lezioni. Chi ha figli alle scuole secondarie deve condividere pc e connessione con loro, anch’essi impegnati nella didattica a distanza. Chi abita in comunità o in strutture SPRAR difficilmente ha a disposizione luoghi tranquilli e silenziosi per poter lavorare.
Nonostante questo i ragazzi stanno partecipato attivamente alle prime lezioni, la voglia di rivedersi e di sperimentare questa nuova modalità per ora sono un motore forte che permette di superare le tante difficoltà di questa modalità di lezione!

Tim Caulfield, direttore del Programma UIA (Urban Innovative Actions), è venuto a metà gennaio in visita al cantiere del progetto Salus Space. Un incontro di aggiornamento da cui è sembrato ripartire decisamente soddisfatto. Una visita informale, ma che ci ha permesso di svelare i passi avanti nell’area di via Malvezza!

Un passo in avanti verso la trasformazione dell’ex caserma Perotti, di via Carlo Marx, in una sede dell’Agenzia delle entrate. L’area, in condizioni di abbandono da tempo, è a poca distanza dalla futura Salus Space ed è stata fonte di problemi per i residenti della zona.

Il 16 gennaio è stato presentato, dal Comune di Bologna, il concorso di architettura per una parte dell’ex caserma (proprietà del Demanio); mentre il giorno successivo il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a Bologna ha firmato un protocollo sul resto della Perotti e sulla Stamoto di via del Parco.

Il concorso di progettazione riguarda l’insediamento dell’Agenzia delle entrate (con gli uffici della direzione provinciale Bologna 2 e l’archivio interregionale centro-nord), che interessa un terzo del comparto, ma allo stesso tempo anche l’individuazione di una visione complessiva del futuro dell’area. Sul progetto Perotti, tramite un intervento di demolizione e ricostruzione, il Demanio ha deciso di investire 15 milioni di euro per realizzare una struttura di circa 50.000 metri cubi.

Le ruspe hanno cominciato a lavorare e il Demanio promette che nell’arco di quattro anni dovrebbe essere tutto completato.

Alla conferenza stampa di presentazione dei lavori, al centro sociale Dacia in viale Lincoln, hanno partecipato anche gruppi di cittadini, protagonisti di comitati nati proprio auspicando un futuro per l’enorme area abbandonata che tanti grattacapi aveva creato negli anni agli abitanti del Quartiere Savena. Da parte loro domande, sollecitazioni e l’invito ad essere coinvolti nel percorso di realizzazione.

La foto è di Armando Boccone, comparsa sul blog di ASPO-Italia

Un bel gruppo di cittadini ha partecipato alla Passeggiata di Quartiere che venerdì 20 settembre si è snodata per il Savena, con tappa davanti al cancello della futura Salus Space. L’iniziativa è stata curata da Free Walking Tour Bologna e Fondazione per l’Innovazione Urbana, con il contributo del Comune di Bologna.

passeggiata_Savena

Vi proponiamo la registrazione dell’intervento dell’architetto Massimo Monaco, progettista architettonico del Comune di Bologna, che ha aggiornato i cittadini sullo stato dei lavori nell’area della futura Salus Space.

La tappa è stata solo una delle tante… Ecco il racconto del resto della passeggiata,  a firma Rita Roatti

Savena_Passeggiata di Quartiere: da spazi a luoghi di comunità

Venerdì 20 settembre, al Quartiere Savena, si è svolta una visita guidata ai luoghi della memoria e dell’identità culturale del Fossolo organizzata da Free Walking Tour Italia.  La partenza è avvenuta alle 18 agli Orti Peppino Impastato in via Bombicci dove il presidente dell’associazione “Orti Condivisi” Gaetano Vitale ha raccontato la loro bella esperienza partita un anno e mezzo fa.  Mentre le persone si radunavano all’appuntamento, si è unita al gruppo anche la presidente del quartiere Marzia Benassi.

orti

Passeggiando lungo il muro di cinta della caserma Viali, siamo arrivati a Salus Space.
Tornando sui nostri passi, siamo giunti in  piazza Lambrakis dove alcuni componenti del Comitato Due Madonne avevano allestito una mostra fotografica che, attraverso 4 pannelli tematici, raccontava la storia della piazza stessa dal 1957 fino ad oggi passando attraverso l’inaugurazione nel 1971, la sua grande ristrutturazione del 2003 fino agli ultimi eventi/spettacoli avvenuti quest’anno da parte di più associazioni.
E’ stata poi fatta una puntatina alla” Mia Casina Bella”, un piccolo luogo sotto i portici nato dalla volontà di Nicoletta Magnani, che raccoglie persone con l’idea di stare insieme facendo cose piacevoli ed istruttive.parco_cedri

Alle 19,30, gambe in spalla, abbiamo attraversato via Dozza, imboccato la ciclabile/pedonabile e siamo arrivati al Parco dei Cedri dove, un folto gruppo di altre persone capeggiate da Vanna (attivista e storica del Parco), ci aspettavano per placare l’appetito con un abbondante buffet…

foto di Michele Lapini e Rita Roatti

Orti_Villa_Aldini

Stanno partendo i corsi di formazione rivolti principalmente a migranti, rifugiati e richiedenti asilo per poter creare le competenze necessarie alla futura comunità di Salus Space. I corsi si concluderanno entro dicembre 2019 e prevedono la formazione di 118 persone. A questi corsi, nei primi mesi del 2020, si aggiungerà una formazione specifica per la creazione di impresa sociale, di cui beneficeranno 20 persone scelte tra i partecipanti alla prima fase formativa.
I corsi tenuti dai Cantieri meticci e quello per la manutenzione del verde saranno aperti anche ai cittadini, che potranno iscriversi gratuitamente all’indirizzo info@saluspace.eu fino ad esaurimento dei posti disponibili. Allo stesso indirizzo si possono ricevere anche informazioni.

Ecco il dettaglio dei corsi aperti a tutti i cittadini:

Corso di teatro sociale (Cantieri Meticci): primo ciclo dal 14 ottobre al 16 dicembre 2019, secondo ciclo dal 13 gennaio al 30 marzo 2020. Si svolgeranno di lunedì dalle 18:00 alle 20:00 presso il Teatro della Parrocchia Nostra Signora della Fiducia in Piazza Lambrakis.
Nel corso del primo bimestre saranno affrontati in forma pratica e laboratoriale i primi rudimenti di tecnica attoriale (uso della voce, controllo del corpo, consapevolezza della scena), con l’ausilio di giochi teatrali capaci di creare gruppo, favorire l’incontro e la fiducia fra i partecipanti, affinare le capacità improvvisative di ciascuno. I partecipanti saranno inoltre coinvolti nei primi esercizi di drammaturgia e scrittura scenica partecipata.
Nel corso del secondo ciclo, i partecipanti (insieme al gruppo avanzato) inizieranno
a lavorare all’esito finale a partire da materiali drammaturgici creati nel corso del
laboratorio. Incontri di due ore circa, settimanali. Il corso si svolgerà nel Teatro parrocchiale della Chiesa di Nostra Signora della Fiducia, in via Tacconi (Quartiere Savena).
Corso di scenografia (Cantieri Meticci): primo ciclo dal 15 ottobre al 21 novembre 2019, secondo ciclo dal 28 gennaio al 5 marzo 2020. Nel corso del primo ciclo saranno affrontati questi temi: conoscenza della strumentazione base (attrezzi) più comunemente utilizzata, conoscenza dei diversi tipi di materiali utilizzati (legno ferro, vernici, colle, etc.), lettura di un disegno tecnico / scenografico, tecnica di base (luci/fonica). Nel secondo ciclo: ideazione e disegno di scenografie richieste dai laboratori teatrali, realizzazione con costruzione degli elementi richiesti con prove sul campo, modifiche eventuali, decorazione finale, mobilitazione e stivaggio delle scenografie, disegno luci e fonica richiesta. Sede da definire.
Corso di manutenzione del verde (Rescue-AB Università di Bologna): primo incontro giovedì 17 ottobre, ore 17, nella sede del Quartiere Savena. Nella primavera del 2020, sempre a cura di Rescue AB, una parte del corso sarà dedicata alla realizzazione degli orti di Salus Space.

Gli altri corsi di formazione, riservati come previsto dal progetto a richiedenti asilo e rifugiati, sono dedicati a: manutenzione e artigianato (Eta Beta), ristorazione e trasformazione agroalimentare (CEFAL), addetto alle strutture ricettive (CIOFS), autorecupero (CSAPSA), ristorazione-addetto sala e cucina (Mondo Donna).

Per far conoscere i corsi, i Cantieri Meticci saranno in piazza Lambrakis domenica 22 settembre 2019, dalle 17.30 alle 18.30 circa, con l’evento intitolato “La meravigliosa storia di Iside e Osiride”, all’interno della festa di piazza già organizzata per quella giornata. Sarà un laboratorio spettacolo con i bambini, un mix tra laboratorio pratico-manuale e performance nel quale il racconto mitologico diventa pretesto per costruire e inventare. L’attività si rivolge ai bambini ma anche a tutti gli adulti che li vogliono accompagnare.

                                                                                               

La festa dell’Unità del Villaggio Due Madonne (29 maggio-23 giugno, parco Peppino Impastato) ha ospitato lunedì 17 giugno, alle 21, lo spettacolo di Fausto Carpani. Lo abbiamo incontrato.

Sono quasi le otto di sera e, sul pratone Peppino Impastato alle Due Madonne dove si sta svolgendo, da ormai tre settimane, la Festa dell’Unità, incontriamo Fausto Carpani, uno dei più famosi musicisti dialettali bolognesi nonché musicologo. Lo raggiungiamo mentre, ancora indaffarato con il suo gruppo di musicisti, sta allestendo il fonico prima d’andare a mangiare un buon piatto di tortellini al ristorante della festa e, quindi, iniziare il concerto.

Fausto_carpani_rita_roatti

Come mai hai iniziato la tua carriera musicale a 40 anni “suonati”?
Fausto Carpani:
Fino ad allora mi occupavo di altro. Strimpellavo la chitarra, poi mi è capitato una sera di un ultimo dell’anno di festeggiare con degli amici e, per l’occasione, scrissi una canzoncina, un blues. Lo cantai e uno di questi amici mi disse: “Perché non ti iscrivi al festival della canzone bolognese?”. Eravamo nell’87-88.  Avevo già fatto un primo festival e rispondo: “Ma dai, cosa sto a scrivere!?”.  Poi mettono fuori il bando del festival e mi ritelefona questo amico, che mi dice: “Fausto guarda che c’è il bando per il festival”.  Insomma, alla fine mi convince, scrivo la canzone, la trasformo a due voci e …. siamo stati selezionati.  Ci siamo presentati in piazza Maggiore e abbiamo vinto. Era il 14 agosto 1988.  Vincemmo a pari merito con Cesare Marservisi col quale, stasera, faremo alcune canzoni. È iniziato così. L’anno dopo mi ripresentai da solo con una canzone intitolata “pret Caprera, (prati di Caprara)” che è attualissima per quello che sta succedendo là ora, e ritornai a vincere. Allora a quel punto ho detto… andiamo avanti. Da allora ne ho scritte altre 120 e son qua.

Stasera giochi in casa, ma ti capita mai di esibirti in giro per l’Italia o all’estero?
Premetto che ho fatto 11 concerti a New York, insieme all’indimenticabile Stefano Zuffi,  polistrumentista. Siamo stati in Uruguay, in Brasile, in Argentina, negli Stati Uniti, in Canada, in Inghilterra, in Romania e in Francia.  Abbiamo cantato anche in dialetto bolognese facendoci precedere da traduzioni ed è stata un’esperienza, quella con Stefano, che è durata 11 anni.

Come venivate accolti?
Molto bene, siamo sempre riusciti a tornare a casa.

Ma vi rivolgevate sempre e solo alle comunità italo americane o italo francesi o italo spagnole?
In Francia andammo ospiti di una associazione provenzale dove si parlava l’occitano, la lingua d’Oc.  Fra le altre cose ci misurammo con questa associazione linguistica provenzale scoprendo (ma lo sapevamo già) che abbiamo la stessa origine, cioè io parlavo in dialetto bolognese lentamente, il presidente di quella associazione parlava in occitano lentamente e ci siamo capiti benissimo.  Ad esempio, per donna noi diciamo dona, loro dono. Mettono la o dappertutto. Ci siamo trovati benissimo anche nel parlare.

Come fai a catturare l’attenzione del pubblico più giovane?
Il pubblico dei giovani (parlo naturalmente di  quelli di qua) che hanno sentito parlare il dialetto dai nonni, sono interessatissimi, ma spesso anche quelli che  vengono da altre parti. Io dico sempre che i giovani sono delle scatole vuote da riempire.  Quando sentono questa strana lingua allora si fermano incuriositi ad ascoltare. Ogni anno, prima di Natale, ci mettiamo nell’angolo di Padre Marella davanti a Tamburini, tra via Caprarie e Drapperie, e cominciamo (senza avvertire nessuno e senza pubblicità)  a suonare.  Andiamo là verso le 11.30 e, appena appena faccio tre note e canto tre parole in dialetto ….. arrivano come le mosche sul miele. C’è una voglia di sentire la nostra parlata di una volta che se non lo provi non ci credi.

Ora una domanda un po’ tecnica… Alcune parole dialettali che usi sono diverse da quelle che conosciamo noi… ad esempio la parola “casa”; cà o chesa?
Molti vecchi dicono anche mo! A chesa… è un modo elegante.  Poi ci sono i gerghi e a me ogni tanto piace tirare fuori qualcosa di gergale. Ci sono delle parole inventate dai muratori come la sgaramozla, la forfora.  Ho dedicato una canzone alla mia nipotina Miriam, lei appena sente le prime parole si fionda sul palco a cantarla con me.  Ho una figlia che abita proprio qui al Villaggio Due Madonne. Tornando ai gerghi, il portafoglio, nel gergo dei ladri, era la lasagnatta perché ricorda una lasagna. Quello che faceva il palo durante un furto era la nona, la nonna.  Un vecchio chitarer non è quello che costruisce chitarre ma è il chitarrista. Mi raccontarono che, una volta, in via del Pratello fecero un colpo. Là vicino c’era la fabbrica del cioccolato Viola, e sparì un sacco di cacao, i carabinieri non lo trovarono. L’avevano mangiato tutti i bambini del quartiere che, quel giorno, avevano tutti la barusla cioè i contorni della bocca sporchi di cacao.

Hai individuato qualcuno a cui lasciare il testimone? C’è qualche giovane che ti segue, che vuole fare le cose che fai tu?
Al Ponte della Bionda, noi facciamo i corsi di dialetto. Fra gli allievi del corso c’è un professore autenticamente british, inglese, ex insegnante di russo all’università di Glasgow. Dopo aver girato ha deciso di vivere a Bologna. Ha comprato casa in via Murri e poi si è immerso nella cultura nostrana e viene al corso di dialetto e lo parla. Considera che al sabato facciamo un saggio e a tutti gli allievi facciamo leggere il pezzo di una poesia dialettale. Lui è l’unico che la recita a memoria. Io alle volte gli dico: “John cosa facciamo stasera?”  e lui mi risponde: “Andan a magner al taiadel.  L’insegnante di questo corso è l’avvocato Roberto Serra, che ha una quarantina di anni, parla benissimo, ha scritto dei libri insieme a Daniele Vitali. Pur essendo giovane, è una autorità in campo dialettale.  Ha due figli, due gemelli, un maschio e una femmina che parlano già l’italiano, la lingua della repubblica ceca (lingua materna), l’inglese e il bolognese. Hanno otto anni e cantano anche in bolognese. Ecco, il futuro è quello là.

Chi ti ha trasmesso questo piacere verso il racconto musicale, c’è stato qualcosa che ti ha predisposto a fare il cantastorie?
Mio padre era un melomane, era molto appassionato di musica lirica. Fondò una corale a Budrio,il paese da cui veniamo.  Aveva una discreta voce da tenore e amava moltissimo la musica. In casa nostra avevamo solo la radio e, al lunedì sera (avrò avuto 4-5 anni), stavamo tutti intorno alla radio ad ascoltare i famosissimi concerti della Martini e Rossi.  Per me, questo, è un ricordo stupendo e viene da lì, da lontano la mia passione per la musica. Poi ho cantato nel coro Stelutis.

Al Pant dla Biannda, è una tua creazione?
Sì, il Ponte della Bionda si chiama in realtà Ponte Nuovo. È un piccolo ponte che scavalca il canale Navile e che serviva per far passar i cavalli che tiravano le barche verso Bologna.  Io ne seguivo i destini da un pezzo e nel 2003 mi resi conto che stava crollando. Si era spaccato per tutta la sua lunghezza, aveva una crepa molto grande.  Siccome io ho il pallino per i canali, ho chiamato la sopraintendenza.  In realtà nessuno sapeva della sua esistenza, perché è un ponte molto piccolo, fagocitato dalla vegetazione, non lo si vedeva più. Trovai la porta giusta, la Fondazione del Monte.  All’epoca il segretario generale era Marco Poli.  Gli feci vedere le foto e in tre giorni, dico tre giorni, furono stanziati 135mila euro per salvare il ponte, che fu salvato.  Dopo l’inaugurazione mi disse: “adesso cosa facciamo?” Li vicino, tra due canali, c’era una discarica abusiva piena di lordure.  Con un gruppo di amici andammo a parlare con la proprietaria, alla quale il Quartiere aveva già mandato un’ingiunzione di sgombero.  Le chiedemmo se ce lo dava in comodato d’uso gratuito per 5 anni, noi avremmo sgomberato tutto.  Per 5 anni facemmo spettacoli lì, poi si aprì un contenzioso che si concluse in tribunale. Il nuovo proprietario mise tutto in vendita. L’area dove noi facevamo le serate era di circa 4000 metri quadrati: una vecchia stalla andata a fuoco, un capannone, un magazzino ecc.  L‘ultima notte dell’anno di 5 o 6 anni fa, dopo aver fatto lo spettacolo, annunciai pubblicamente che la nostra avventura al Ponte della Bionda sarebbe finita lì perché il proprietario avrebbe messo in vendita tutto e noi i soldi non li avevamo.  Il giorno dopo mi telefonò un signore… comprò tutto lui. E siccome la stalla era andata a fuoco, la ricostruì e adesso è la nostra sede, con tutti i confort moderni. Costui era Giorgio Ventura, vendeva gli elettrodomestici a Casalecchio”.

Un vero mecenate!?
Sì, un vero signore!!!

Prima di salutare e ringraziare Fausto Carpani, Anna Rosa ci scatta una bella foto col sole di giugno al tramonto.

di Rita Roatti, in collaborazione con Sergio Palladini

Nella fase di sperimentazione di Salus Space, verranno avviate le attività e verrà costituito il primo nucleo di abitanti. L’obiettivo è quello di verificare la sostenibilità economica e l’efficacia della gestione pubblico-privata, con un ruolo attivo della comunità locale. Nel corso di questa fase sarà conclusa la ristrutturazione della palazzina storica e le abitazioni saranno terminate. Inoltre, verranno installati – a febbraio 2020 – alcuni fabbricati temporanei per lo svolgimenti di attività di laboratorio, arte e ristorazione: abbiamo chiesto come funzioneranno a Nicola Silingardi di ICIE – Istituto Cooperativo per l’Innovazione Società Cooperativa, che ci ha affiancato nella progettazione generale e nella coprogettazione di questa fase sperimentale, insieme ai partner che utilizzeranno queste strutture.

Per avviare la fase transitoria e sperimentale di Salus Space, il progetto prevede la realizzazione, nel lato ovest, di uno spazio attrezzato con fabbricati temporanei concepiti per ospitare le attività di laboratorio, arte e ristorazione multietnica.

Nello specifico, si tratterà di:

  • un modulo temporaneo per cucina bar, di 60 mq;
  • un modulo per sala polivalente, ristorazione indoor e attività teatrali, di 74 mq;
  • un modulo temporaneo per attività laboratoriali, di 44 mq;
  • In aggiunta a questi, è previsto un modulo temporaneo per lo stoccaggio dei materiali, di 15 mq.

Il progetto è stato costruito attraverso una breve attività di pianificazione partecipativa, finalizzata alla definizione delle linee guida per la progettazione e l’equipaggiamento dei fabbricati. L’attività ha coinvolto ICIE come coordinatore del processo di co-design, insieme ai partner responsabili degli spazi di attività e/o della loro gestione futura: Comune di Bologna, ASP Città di Bologna, Cantieri Meticci (per le attività laboratoriali) e Mondo Donna Onlus (per la gestione del ristorante).

Le linee guida ricavate da questo lavoro possono essere così sintetizzate:

  • Sinergia e flessibilità degli spazi;
  • Versatilità degli spazi, in particolare di quelli laboratoriali;
  • Accessibilità dell’area in condizioni di comfort e sicurezza;
  • Riconoscibilità e caratterizzazione dei tre fabbricati ospitanti usi differenti, con possibilità di segnaletica elettrica, predisponendo un attacco di corrente sulla sommità di ciascun blocco per installare eventuali insegne luminose;
  • Adeguata coibentazione interna in tutti i moduli per l’utilizzo nel periodo invernale. Dotazione di impianto di riscaldamento (se possibile pompa di calore aria-aria con split in ciascun modulo);
  • Dotazione di servizi igienici (di cui un bagno accessibile alle persone con disabilità) e spogliatoi, relativa localizzazione all’interno del modulo ospitante la ristorazione, in adiacenza al blocco cucina, con accesso esterno indipendente per poter essere utilizzato sia dai clienti del bar sia da coloro che lavoreranno negli altri blocchi;
  • Illuminazione interna dei tre blocchi di tipo diffuso e con dispositivi a basso consumo energetico;
  • Diaframmi vetrati nelle facciate anteriori del blocco di teatro e di quello dei laboratori, per favorire e fruire dell’illuminazione naturale; sul lato posteriore è utile prevedere delle finestre per ciascun modulo che compone il blocco, posizionate in alto e apribili a vasistas, per la ventilazione. In entrambi questi blocchi occorre predisporre inoltre una presa di corrente elettrica, con più attacchi per ciascun modulo che compone il blocco;
  • Dotazione di un’apertura anteriore a “mensola bar” nel modulo ristorazione, non essendo questo dimensionato per ospitare tavoli all’interno, al fine di avere un rapporto diretto con i clienti;
  • I 3 blocchi previsti (in aggiunta al modulo-deposito) saranno collocati su una superficie libera, con una fascia di terreno antistante sufficiente a garantire agevolmente il flusso e deflusso delle persone.

 

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