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Dall’autunno 2019, il gruppo teatrale Cantieri Meticci, partner del progetto Salus Space, organizzerà all’interno del Quartiere Savena laboratori artigianali e di teatro sociale, dove si sperimenterà la possibilità di creare equipe artistiche e professionali miste, formate da cittadini residenti, migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Nello specifico, verranno lanciati quattro laboratori: sartoria, scenografia, laboratorio di teatro livello base e livello avanzato. Questi ultimi si terranno nel teatro della Parrocchia Nostra Signora della Fiducia di piazza Lambrakis, punto di ritrovo e di scambio del quartiere, mentre per gli altri due la location è ancora da definire. Nel corso della primavera e dell’estate verranno inoltre organizzati piccoli eventi, per cominciare a portare le attività sul territorio e a coinvolgere i residenti. Ecco un estratto della conversazione a cui hanno partecipato Pietro Floridia,  fondatore e regista dei Cantieri Meticci, Rita Roatti e Sergio Palladini, cittadini della redazione partecipata di Salus Space, e Lucia Manassi, di Open Group, coordinatrice della redazione.

cantieri_meticci

Redazione partecipata: Come pensate di coinvolgere gli abitanti del Quartiere nelle vostre attività?Pietro Floridia: “Nei nostri laboratori cercheremo di mescolare persone con esperienze e approcci diversi al teatro, alcuni più amatoriali, altri più professionali. Il laboratorio verrà costruito passo a passo proprio in base agli interessi di chi ne farà parte. È fondamentale che partecipino anche gli abitanti del quartiere, che ci aiuteranno a integrarci con il tessuto sociale e a capire la percezione che si ha di noi all’esterno. Bisogna fare di tutto per intercettare e coinvolgere persone di buona volontà, e convincerle che i temi che stanno a cuore alla comunità possono diventare oggetto del nostro lavoro artistico e teatrale”.

Per Cantieri Meticci quanto è importante il radicamento sul territorio?
“È un aspetto fondamentale. Il nostro modello è quello del teatro aperto, che va in giro per la città con eventi e iniziative. Ogni volta che costruiamo un nuovo spettacolo, infatti, cerchiamo sempre di pensarlo in modo che possa essere riproposto in luoghi diversi: teatri, spazi chiusi, ma soprattutto le strade, le piazze e le case delle persone. Il nostro lavoro non deve essere destinato solo a chi è abbonato a un teatro o ha la possibilità di spendere 20 euro per andare a vedere uno spettacolo”.

Quali esperienze ti hanno portato verso il teatro sociale?
“Dal 2001 ho iniziato a fare teatro in tutto il mondo: sono stato in Africa, Europa, Medio Oriente, Sud America… È stato proprio in America Latina che ho trovato l’ispirazione. Lì è normale che ciascun quartiere abbia una sua compagnia teatrale, dove ognuno si ritaglia un suo ruolo: c’è chi cucina, chi cuce i costumi, chi si occupa della logistica, e poi naturalmente ci sono gli attori, gli scenografi, i registi… È stato così che ho capito il valore della connessione tra i professionisti del teatro e la comunità, pensando a un rapporto diverso tra arte e persone”.

Quando hai iniziato a fare teatro?
“Io sono laureato in legge e durante il periodo dell’università mi ero iscritto a una scuola di teatro. Successivamente ho fatto l’assistente alla facoltà di criminologia, ma alla fine ho scelto la strada artistica e nel 1993 ho fondato il Teatro dell’Argine. Tutto è iniziato in una saletta nel centro giovanile di Ponticella, uno spazio concesso dal Comune di San Lazzaro. Io avevo studiato da attore, ma di anno in anno mi interessava sempre di più la regia e la scrittura. Il 1998 è stato un anno di svolta: il Comune aveva messo a bando la gestione dell’ITC Teatro, noi abbiamo partecipato e siamo riusciti a vincere con un progetto di forte radicamento territoriale. Poi sono stato direttore dell’ITC insieme a Paolucci e Bonazzi fino al 2013, quando ho fondato i Cantieri Meticci”.

Come è nato il progetto dei Cantieri Meticci?
“In quel periodo il contesto sociale era interessato da forti trasformazioni: diffusione di internet, crisi economica, migrazioni… La città stava cambiando. Per questo ho voluto staccarmi da una struttura già consolidata, dove il fronte di sperimentazione era più vincolato, per iniziare un nuovo progetto: volevo trovare un modo per adattare gli strumenti del mestiere teatrale ai cambiamenti del nostro tempo. Oggi il gruppo dei Cantieri Meticci è composti da una trentina di persone, più tutta la comunità di allievi, amici e simpatizzanti che ruotano attorno al progetto dei Quartieri teatrali, nato per portare i nostri laboratori in tutta la città”.

Nella foto, una performance dei Cantieri Meticci in Piazza Lambrakis

Nella fase di sperimentazione di Salus Space, verranno avviate le attività e verrà costituito il primo nucleo di abitanti. L’obiettivo è quello di verificare la sostenibilità economica e l’efficacia della gestione pubblico-privata, con un ruolo attivo della comunità locale. Nel corso di questa fase sarà conclusa la ristrutturazione della palazzina storica e le abitazioni saranno terminate. Inoltre, verranno installati – a febbraio 2020 – alcuni fabbricati temporanei per lo svolgimenti di attività di laboratorio, arte e ristorazione: abbiamo chiesto come funzioneranno a Nicola Silingardi di ICIE – Istituto Cooperativo per l’Innovazione Società Cooperativa, che ci ha affiancato nella progettazione generale e nella coprogettazione di questa fase sperimentale, insieme ai partner che utilizzeranno queste strutture.

Per avviare la fase transitoria e sperimentale di Salus Space, il progetto prevede la realizzazione, nel lato ovest, di uno spazio attrezzato con fabbricati temporanei concepiti per ospitare le attività di laboratorio, arte e ristorazione multietnica.

Nello specifico, si tratterà di:

  • un modulo temporaneo per cucina bar, di 60 mq;
  • un modulo per sala polivalente, ristorazione indoor e attività teatrali, di 74 mq;
  • un modulo temporaneo per attività laboratoriali, di 44 mq;
  • In aggiunta a questi, è previsto un modulo temporaneo per lo stoccaggio dei materiali, di 15 mq.

Il progetto è stato costruito attraverso una breve attività di pianificazione partecipativa, finalizzata alla definizione delle linee guida per la progettazione e l’equipaggiamento dei fabbricati. L’attività ha coinvolto ICIE come coordinatore del processo di co-design, insieme ai partner responsabili degli spazi di attività e/o della loro gestione futura: Comune di Bologna, ASP Città di Bologna, Cantieri Meticci (per le attività laboratoriali) e Mondo Donna Onlus (per la gestione del ristorante).

Le linee guida ricavate da questo lavoro possono essere così sintetizzate:

  • Sinergia e flessibilità degli spazi;
  • Versatilità degli spazi, in particolare di quelli laboratoriali;
  • Accessibilità dell’area in condizioni di comfort e sicurezza;
  • Riconoscibilità e caratterizzazione dei tre fabbricati ospitanti usi differenti, con possibilità di segnaletica elettrica, predisponendo un attacco di corrente sulla sommità di ciascun blocco per installare eventuali insegne luminose;
  • Adeguata coibentazione interna in tutti i moduli per l’utilizzo nel periodo invernale. Dotazione di impianto di riscaldamento (se possibile pompa di calore aria-aria con split in ciascun modulo);
  • Dotazione di servizi igienici (di cui un bagno accessibile alle persone con disabilità) e spogliatoi, relativa localizzazione all’interno del modulo ospitante la ristorazione, in adiacenza al blocco cucina, con accesso esterno indipendente per poter essere utilizzato sia dai clienti del bar sia da coloro che lavoreranno negli altri blocchi;
  • Illuminazione interna dei tre blocchi di tipo diffuso e con dispositivi a basso consumo energetico;
  • Diaframmi vetrati nelle facciate anteriori del blocco di teatro e di quello dei laboratori, per favorire e fruire dell’illuminazione naturale; sul lato posteriore è utile prevedere delle finestre per ciascun modulo che compone il blocco, posizionate in alto e apribili a vasistas, per la ventilazione. In entrambi questi blocchi occorre predisporre inoltre una presa di corrente elettrica, con più attacchi per ciascun modulo che compone il blocco;
  • Dotazione di un’apertura anteriore a “mensola bar” nel modulo ristorazione, non essendo questo dimensionato per ospitare tavoli all’interno, al fine di avere un rapporto diretto con i clienti;
  • I 3 blocchi previsti (in aggiunta al modulo-deposito) saranno collocati su una superficie libera, con una fascia di terreno antistante sufficiente a garantire agevolmente il flusso e deflusso delle persone.

 

Tra le attività che si svolgeranno a Salus Space ci saranno laboratori artistici: di recitazione, danza, musica. Ma anche laboratori artigianali.
Sono progettati e coordinati dai Cantieri Meticci, che nel loro lavoro mettono l’accento sulla mescolanza di provenienze e competenze e sui legami con il quartiere e i suoi abitanti. Tra le idee in campo anche i mercatini-spettacolo e l’intreccio tra performance e ristorazione.
L’intervista a Pietro Floridia e Saeide Pourmohammadhajiagha, caricata sul nostro canale youtube.


L’ intervista è stata realizzata durante l’evento del 25 ottobre 2017 a Palazzo d’Accursio

Il grande cancello di Villa Salus è rimasto aperto per tutto il giorno. Prima per far entrare chi ha allestito il parco con sedie, tavoli per il buffet e scenografie per lo spettacolo, poi per accogliere la lunga carovana umana che arrivava dalla passeggiata per le vie del Quartiere Savena. Il caldo e le zanzare non hanno fermato i tanti che martedì 4 luglio sono venuti a curiosare, spinti anche dal passaparola che i cittadini e le cittadine dei nostri percorsi partecipati hanno messo in piedi in questi giorni.

E’ stato un pomeriggio intenso quello che ha avuto come protagonista lo spazio esterno della Villa, un pomeriggio di festa e animazione artistica.

Ma partiamo dall’inizio, dal raduno in Piazza Lambrakis. Ci siamo raccolti attorno alla statua dello scultore Costa Coulentianos, per ascoltare storia e ricordi di un luogo che è stato un punto nevralgico del quartiere. Cicerone di eccezione Rita Roatti, una delle cittadine della redazione partecipata di Salus Space.

 

 

 

Passeggiando ci siamo spostati poi verso via Mondolfo: abbiamo curiosato tra i tanti piccoli orti che costeggiano la strada, tra girasoli e filari di pomodori, e abbiamo chiacchierato con chi ogni giorno dedica un po’ del proprio tempo alla cura di questi spazi.

Infine siamo arrivati trionfali e festosi davanti al grande cancello dell’ex Villa Salus, pregustando già l’ombra degli alberi secolari che si trovano nel giardino e pronti per l’azione scenica di Cantieri Meticci. L’evento è stato la prima restituzione agli abitanti del Quartiere di un luogo abbandonato per molti anni.

Questa è una prima galleria con alcuni scatti del pomeriggio che abbiamo trascorso insieme e anche qualche immagine del gruppo di volontari che nei giorni precedenti ha partecipato alla pulizia del parco insieme all’associazione El Ihsan. Nel vialone che porta alla Villa ci sono anche alberi di pesco e degli amici speciali…

Grazie per le fotografie a Teresa Vignoli

Martedì 4 luglio le porte di Villa Salus si apriranno ai cittadini e alle cittadine del Quartiere Savena e di tutta Bologna per un pomeriggio di festa e di animazione. E’ il primo passo, non solo simbolico, che segna la restituzione di un luogo abbandonato al territorio e ai suoi abitanti.

Questo il programma della giornata.  Ma all’appuntamento del 4 luglio, ne aggiungiamo un altro.

In queste settimane infatti è proseguito il lavoro di pulizia del parco di Villa Salus da parte dell’Associazione El Ihsan, ma c’è ancora tanto da fare. Per questo lunedì 3 luglio dalle 18 alle 20 le porte di via Malvezza saranno già aperte per permettere a tutti di unirsi a noi, per preparare al meglio il parco.
Muniti di guanti e rastrello renderemo più pulito possibile il giardino intorno alla villa, raccogliendo sterpaglie e strappando erbacce nel luogo in cui si terrà la performance.
L’aiuto dei cittadini sarà prezioso e molto gradito!

Nelle stesse ore i Cantieri Meticci saranno alle prese con le prove, potrebbero anche loro avere bisogno di volontari che si mettano in gioco.

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