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Il progetto che porta hip hop, parkour e breaking per i marciapiedi della città è tornato al Savena, il primo appuntamento con SottoSopra è stato venerdì 5 aprile in piazza Lambrakis.

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Lo spirito del parkour, del breaking e dell’hip hop può ribaltare ogni barriera

Superare le difficoltà per andare oltre le barriere: così si può riassumere il perché di SottoSopra, mini-corso gratuito di parkour, breaking e hip hop che dal 2016 coinvolge in primavera molti giovani del Savena e (a volte) alcuni ragazzi di Casa Rodari, la residenza socio-riabilitativa di via Fossolo.
Un binomio in apparenza paradossale, quello tra chi si sposta in carrozzina e chi pratica discipline sportive e coreografiche in cui bisogna coordinare ogni gesto e oltrepassare qualsiasi ostacolo attraverso salti, volteggi e arrampicate. Ma in fondo breakdance e parkour sono solo due varianti dell’arte di muoversi (con o senza musica) adattando il proprio corpo all’ambiente circostante. E non è forse proprio questo il talento coltivato tutti i giorni dai bolognesi con disabilità motorie e sensoriali? Per non parlare di anziani, genitori con bimbi nei passeggini, donne in gravidanza, persone con una gamba ingessata o con il mal di schiena: anche per loro attraversare la nostra città comporta il superamento di ostacoli che richiedono acrobazie degne di un atleta.

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Molto si è fatto, negli ultimi anni, per migliorare l’accessibilità dei luoghi pubblici del Savena, ma ogni nuova iniziativa può servire alla causa. I laboratori di SottoSopra, ad esempio, dimostrano l’importanza di fondere il breaking e l’hip hop al tema delle barriere architettoniche: per testimoniare la fatica che la loro presenza comporta, per chiarire che superarle è possibile e per sensibilizzare i più giovani riguardo alle piccole imprese quotidiane che tutti, prima o poi, sono chiamati ad affrontare. La pratica del parkour riesce così a trasformarsi nella metafora della vita umana, in cui gli ostacoli andrebbero considerati non come problemi ma come punti di spinta fisici e mentali.
Tre anni fa, prima di partecipare agli incontri, i ragazzi di Casa Rodari pensavano di imbattersi in un gruppo di simil-(t)rapper da video hip hop, con i catenoni a mo’ di collane, le scarpe sportive senza lacci, gli occhiali giganteschi alla Sandra Mondaini, i basettoni improbabili da famiglia Bradford, i tatuaggi e le tute da ginnastica. Al posto degli stereotipi, però, si sono trovati di fronte dei ragazzi alla mano, un po’ spericolati ma molto saggi (non a caso il progetto Sottosopra è nato in seno all’associazione Selene Centro Studi Ekodanza, con il sostegno del Comune di Bologna e della Fondazione Del Monte). E così i laboratori si sono rivelati fruttuosi anche per chi si è limitato ad assistere, perché i valori trasmessi – la perseveranza, il mutuo aiuto, il confronto con se stessi e con il mondo – sono stati recepiti come vitali fattori di crescita.
Proprio come sta accadendo in queste settimane nei luoghi del quartiere scelti per i nuovi incontri: il parco dei Cedri, i giardini Battacchi, piazza Lambrakis e il giardino Europa Unita.

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Correre, saltare, saper cadere, saper atterrare: sembra impossibile imparare a farlo stando su una carrozzina, ma a volte basta cambiare il punto di vista e – oplà – ogni barriera finisce sottosopra.

testo e foto di Sergio Palladini

Date degli incontri (tutti gratuiti e previsti dalle ore 15 alle ore 17):
– laboratori di hip-hop con Laura Chieffo (in Piazza Lambrakis, villaggio Due Madonne): 10 e 17 maggio;
– laboratori di breaking con Eka WiredMonkeys NoeasyProps (ai Giardini Battacchi, via Toscana n° 138): 17 aprile, 8 e 15 maggio;
– laboratori di parkour con Diego Enrico Mendes (al Parco dei Cedri, ritrovo al ponte): 10 e 26 aprile, 22 maggio;
festa di fine progetto con tutti i laboratori e il rap di Radio Città Fujiko (al Giardino Europa Unita, sede del Quartiere Savena): 1 giugno (a partire dalle ore 15.30)

Info: 051.443494, sottosopra.scs@gmail.com

 

 

 

È stata un successo la festa di primavera in piazza Lambrakis organizzata dall’associazione Senza il Banco sabato 6 aprile. Per un pomeriggio il cuore del Villaggio due Madonne si è trasformato in un campo da calcio, in un espositore di torte, in un mercatino. Un luogo dove poter fare festa e incontrarsi.

Tanti i bambini in piazza incantati da giocolieri e animatori che sono stati chiamati per l’occasione. Il torneo di calcio, a cura della polisportiva Pontevecchio, ha portato in campo squadre diverse, dai pulcini ai più grandi.  A dare una mano gli Amici della Piazzetta: un gruppo di cittadine e cittadini residenti che volontariamente si prendono cura del territorio e delle “relazioni” di piazza Lambrakis, mettendo a disposizione tempo, competenze e attività. Per la festa di primavera hanno allestito una tenda berbera per far giocare i bambini e far apprezzare un pezzo di una diversa cultura. Tra gli altri in piazza c’era l’associazione Immigrati di Buona Volontà che, con un banchetto e del materiale informativo, hanno raccontato ai partecipanti la loro storia. L’associazione, con sede a San Lazzaro di Savena, nasce dalla volontà di un gruppo di migranti di voler dare un volto nuovo al migrante, non stereotipato, lavorando sull’integrazione e sull’inclusione sociale, migliorandone la qualità della vita. Per contattarli si può scrivere una mail a immigratidibuonavolonta@gmail.com
Durante la festa alcuni componenti dell’associazione si sono cimentati in un ballo tipico di alcune zone dell’Africa.

Questo un breve video

Non solo giochi e danze, in Piazza spazio anche alla gara di torte. Sono stati 24 i partecipanti con dolci, ciambelle e crostate, ognuno con ingredienti e decorazioni particolari. “La prima classificata è stata la torta a sfoglia con glassa bianca e striature di cioccolato fondente di una signora marocchina. Ha totalizzato 100 punti”, ha raccontato Rita Roatti del comitato Due Madonne e redattrice del nostro blog, che per l’occasione era tra i volontari della festa. In gara tra le torte anche quelle preparate dagli ospiti di Casa Rodari “se avessimo previsto un premio anche per gli altri classificati loro avrebbero vinto il terzo posto”.

I veri protagonisti però della festa sono stati i volontari che hanno aiutato Senza il Banco nella gestione della piazza, nell’allestimento iniziale e nello smontaggio finale. Tra tutti spiccavano le pettorine verdi delle volontarie ecologiche del giardino di via Lombardia, che con le loro pinze e con i loro sacchetti per la differenziata hanno mantenuto la piazza pulita, mentre i partecipanti al gruppo Piccoli ma pericolosi hanno monitorato le aree ecologiche nelle vicinanze.

All’ombra della statua di Costa Coulentianos anche il banchetto di Hera, per chiunque volesse ritirare dei sacchi per la raccolta differenziata o chiedere informazioni e chiarimenti sulla Carta Smeraldo e quello di Mondo Gatto, l’oasi felina di via Allende. A chiudere il pomeriggio una semina in vaso a cura degli orti condivisi del giardino Peppino Impastato. Le piantine sono state posizionate sotto il portico della chiesa che affaccia sulla piazza.
Hanno collaborato all’organizzazione della festa anche: i volontari di Auser Bologna, di Cittadinanza Attiva, la parrocchia Nostra Signora della Fiducia, la Scuola di Teatro Louis Jouvet Fraternalcompagnia.


In piazza Lambrakis, nel cuore del Villaggio Due Madonne, è in arrivo sabato 6 aprile 2019 una festa di primavera. Cornice dell’evento è “Play: progetti di partecipazione e condivisione “, la serie di appuntamenti realizzati dall’associazione Senza il Banco che in questo anno ha organizzato in giro per il quartiere eventi e laboratori aperti a tutte e tutti. Per la festa di aprile il titolo scelto è Socializziamo: iniziative per condividere il buon vicinato.

All’ombra della statua di Costa Coulentianos dalle 15 sarà possibile partecipare a un torneo di calcio, a una gara di torte, al laboratorio di giardinaggio. Il tutto realizzato grazie alla collaborazione dei cittadini: “in questi anni di lavoro abbiamo notato che i cittadini della zona sono molto attenti a ciò che succede nel territorio e hanno voglia di partecipare ed essere protagonisti”, ha raccontato Sonia Bisci di Senza il banco alla Redazione Partecipata di Salus Space.
Per la festa di primavera gli abitanti sono impegnati nell’organizzazione della gara di torte, stanno aiutando l’associazione nella diffusione dell’evento e nella logistica. “Il pomeriggio in piazza sarà l’occasione per stare insieme, socializzare e riappropriarsi di uno spazio che spesso è dimenticato. Come dice il nome della nostra iniziativa, vogliamo creare relazioni di buon vicinato”.
Questa l’intervista completa a Sonia Bisci


Da aprile a giugno sono previsti molti altri eventi: un laboratorio di falegnameria in strada, un incontro sulla legalità organizzato con le scuole nel giardino “Peppino Impastato”, mentre nei parchi della zona partiranno i laboratori di giocoleria e di tessuti aerei. “Senza il banco di solito proponeva queste attività durante un unico evento: Abba Road. Ora invece abbiamo deciso di distribuire la nostra proposta durante tutto l’anno”, ha spiegato Sonia Bisci.
Continua anche la collaborazione con il Quartiere Savena che supporta l’associazione nelle sue attività, lavorando per creare una rete con le altre realtà che operano sul territorio. L’obiettivo è ridare vita al quartiere con attività che possano coinvolgere anche i più giovani. “Ci sono ragazzi e ragazze tra i 25 e i 35 anni che vogliono vivere il quartiere, partecipano a tutte le iniziative e si impegnano in prima persona. Come noi, vogliono creare opportunità per tutti. Questa è la strada che dobbiamo percorrere per creare una comunità che sia realmente coesa e inclusiva”.

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Si sono conclusi ieri, martedì 5 marzo 2019, gli incontri pubblici nel quartiere Savena per spiegare la Carta Smeraldo. Il Savena è il primo quartiere della città a testare la card con microchip per aprire i nuovi cassonetti per la raccolta indifferenziata.
Dopo due anni di sperimentazione con il sistema a calotta (che spesso ha suscitato malumori e proteste da parte dei cittadini), è in arrivo un nuovo modello di cassonetto che si aprirà automaticamente, mentre il chip presente nella carta permetterà il riconoscimento dell’utente. Un primo passo verso l’introduzione della tariffa puntuale come previsto dalla legge regionale. I nuovi raccoglitori dell’indifferenziata saranno messi in strada progressivamente a partire dal 28 maggio 2019.

Protagonisti degli incontri pubblici i cittadini del quartiere ai quali da sabato 9 marzo verrà consegnata la nuova tessera. A illustrare il nuovo modello di raccolta una delegazione formata dall’assessore Alberto Aitini, dalla presidente del Quartiere Marzia Benassi e da alcuni rappresentati di Hera.
Il costo della bolletta varierà? Quanta capienza avranno i cassonetti? Cosa succederà a chi abbandona i rifiuti? Dove posso portare i rifiuti speciali piccoli? Qual è il metodo di calcolo puntuale applicato? Queste le tante domande che gli abitanti del Savena hanno posto durante le riunioni, esprimendo da un lato la volontà di partecipare al miglioramento della raccolta differenziata della città (il Savena è l’unico quartiere ad aver raggiunto 2018 il risultato del 62,7% di raccolta differenziata. La legge regionale fissa al 70% l’obiettivo per il Comune di Bologna nel 2020), ma dall’altro hanno mostrato molta preoccupazione per il possibile ripetersi di situazioni di degrado già viste durante l’uso del sistema a calotta: abbandono dei rifiuti vicino ai cassonetti e sporcizia.

Il Comune e Hera promettono azioni mirate, pensate appositamente per il quartiere Savena, che possano facilitare il passaggio alla Carta Smeraldo ed evitare situazioni spiacevoli per i cittadini. Per tutto il periodo di transizione si troveranno degli info point in giro per tutto il quartiere, con materiale informativo e personale pronto a rispondere a qualsiasi dubbio del cittadino. Insieme ai primi cassonetti, dal 20 maggio arriveranno anche due nuovi servizi: il primo riguarda la raccolta di piccoli ingombranti e piccole apparecchiature elettriche ed elettroniche che i cittadini potranno portare tre volte alla settimana in tre punti diversi del quartiere. La raccolta di questi materiali è prevista il lunedì dalle 7 alle 12 davanti alla sede del Quartiere Savena ,in via Faenza 4; il mercoledì dalle 14 alle 19 nel parcheggio del Cinema Fossolo, in via Lincoln 3; il sabato dalle 8 alle 12 davanti al centro commerciale San Ruffillo, in via Ponchielli 23. Il secondo servizio è una pulizia extra: un passaggio in più alla settimana per garantire la pulizia delle aree attorno ai cassonetti.
Infine l’ultima azione riguarda l’abbandono dei rifiuti: vicino le batterie dei cassonetti saranno presenti degli accertatori in borghese per sanzionare chi abbandona e sarà installato un sistema di video sorveglianza mobile intorno ai cassonetti.

Il metodo della raccolta puntuale che permetterà agli utenti intestatari di Tari di avere una riduzione sulla bolletta è ancora in fase di elaborazione e non partirà prima che le tessere saranno consegnate in tutta la città. In autunno la Carta Smeraldo sarà distribuita anche ai cittadini del centro storico, dove sarà anche rivisto il sistema di raccolta porta a porta e, un po’ alla volta, arriverà anche in tutti gli altri quartieri della città. La distribuzione si concluderà alla fine del 2021.

Uno spazio dove usufruire di servizi, ma anche un luogo dove proporre iniziative condivise, coinvolgendo attivamente le diverse reti sociali del quartiere.
È in quest’ottica che sta proseguendo l’intervento presso l’ex Centro di produzione pasti di via Populonia, uno spazio inutilizzato dal 2010 che è stato oggetto di demolizione e ricostruzione.
Le future funzioni dell’ex Centro verranno create grazie ad un percorso partecipativo con i cittadini e le cittadine del quartiere, ideato e gestito dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana in collaborazione con il Quartiere Savena e il Comune di Bologna (progetto che rientra nell’ambito del Programma Operativo Nazionale plurifondo Città metropolitane 2014-2020 “PON METRO”).

Dopo il primo incontro, che ha visto la partecipazione di oltre 100 persone nella sede del circolo Il Fossolo, sono emersi bisogni e visioni diverse circa la futura destinazione d’uso del centro, proposte che saranno discusse nel secondo incontro che si terrà giovedì 14 febbraio dalle 17.30 alle 19.30 nella sala della Chiesa Santa Maria Annunziata in via Fossolo, 31/2. Sarà l’occasione per proseguire la riflessione sui possibili nuovi usi dell’edificio e convertire le tante proposte avanzate nel primo incontro in bozze di progetto, nelle quali saranno indicate le attività, gli spazi richiesti e la gestione temporale. Questo lavoro si svolgerà in gruppi, suddivisi per ambiti tematici e con l’ausilio di facilitatori.

In parallelo parte anche un lavoro di coinvolgimento e co-progettazione nelle scuole del territorio, in particolare attraverso due incontri: il primo che sarà sempre giovedì 14 febbraio e che vedrà la partecipazione di una classe della scuola elementare “Padre Marella” e una classe delle scuole medie inferiori “Farini”; il secondo, il 18 febbraio, vedrà protagonisti i rappresentanti delle 30 classi dell’IPC “Manfredi” e ITC “Tanari”.

Le attività che si propongono sono volte a sensibilizzare i ragazzi sul tema dell’incontro, della cura del bene comune, rendendoli protagonisti di una prima progettazione di usi e spazi. Anche con i ragazzi si proverà a sperimentare un lavoro collaborativo. Il percorso delle scuole si integrerà con quello degli adulti in un ultimo appuntamento, il 27 febbraio, nella sede del Quartiere Savena.

L’obiettivo è quello di restituire quanto emerso dai due percorsi e tradurre i suggerimenti dei cittadini in una prima proposta di uso dell’edificio, con la conseguente suddivisione e organizzazione degli spazi. La realizzazione di un plastico aiuterà a visualizzare e localizzare le scelte. L’output dell’intero percorso dovrebbe dare alcune precise indicazioni ai tecnici che si occuperanno della progettazione esecutiva dell’edificio. Il percorso partecipativo e la futura fruizione e co-gestione attiva degli spazi del Centro sono prerequisiti essenziali per un positivo impatto sociale dell’edificio che verrà.

di Umberto Mezzacapo
Ricerca e Analisi, Comunicazione e Facilitazione, Processi Collaborativi e Partecipativi

 

Il Savena sarà, per la seconda volta, il laboratorio di sperimentazione per la raccolta dei rifiuti. È in arrivo da sabato 9 marzo la Carta Smeraldo, la tessera con chip con cui aprire il nuovo cassonetto della raccolta indifferenziata. La tessera sarà consegnata a casa dei cittadini del quartiere intestatari della Tari. Con la card sarà possibile aprire il cassonetto dell’indifferenziata, permettendo così il riconoscimento dell’utente. Un primo passo verso l’introduzione della tariffa puntuale come previsto dalla legge regionale.
In autunno la tessera sarà distribuita anche ai cittadini del centro storico, dove sarà anche rivisto il sistema di raccolta porta a porta e, un po’ alla volta, arriverà anche in tutti gli altri Quartieri della città. La distribuzione si concluderà alla fine del 2021.

Oggi i cittadini che vivono nel quartiere Savena conferiscono i rifiuti indifferenziati in un cassonetto con la calotta che viene aperta tramite una leva meccanica: il nuovo cassonetto, invece, si aprirà automaticamente avvicinando la Carta Smeraldo al lettore ottico. Una volta inserito il sacchetto di rifiuti indifferenziati, basterà schiacciare il pedale per richiudere il cassetto, in questo modo il cittadino non avrà bisogno di toccare il cassonetto. I primi nuovi raccoglitori per l’indifferenziata saranno istallati dal 28 maggio 2019 e, per la fine di luglio, saranno in tutto 530.

Per la distribuzione della Carta Smeraldo, Hera mette in campo 50 addetti per andare casa per casa e lasciare la tessera. Il personale impegnato nella consegna, con pettorina e cartellino di riconoscimento, passerà tre volte in orari diversi. Sarà comunque possibile ritirare la tessera all’Ecosportello di via Faenza 4, aperto da lunedì 1 aprile a mercoledì 31 luglio 2019, dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Per illustrare l’arrivo della Carta Smeraldo e del nuovo cassonetto, sono stati programmati tre incontri pubblici:
giovedì 21 febbraio alle 20.30 nella sede del Quartiere Savena, in via Faenza 4;
lunedì 25 febbraio alle 18 a Villa Mazzacorati, via Toscana 19
martedì 5 marzo alle 20.30 al Centro Due Madonne, via Carlo Carli 56.

Al Savena non si fermano i lavori che vedono collaborare istituzioni e cittadini, una sinergia che mette al centro il territorio e il benessere di chi lo abita. Focus di un nuovo percorso partecipativo con i cittadini è l’ex Centro pasti in via Populonia, uno spazio inutilizzato dal 2010 che è stato demolito per essere ricostruito e destinato a nuovi usi. Mercoledì 23 gennaio 2019, dalle 17.00 alle 19.00, al circolo Il Fossolo, in viale Felsina 52, si svolgerà il primo incontro della co-progettazione degli usi dell’ex Centro, ideato e gestito dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana in collaborazione con il Quartiere Savena e il Comune di Bologna, che vuole coinvolgere i cittadini e le realtà del territorio circostante nell’ideazione delle nuove funzioni di questo spazio.

L’obiettivo del progetto è rendere l’ex Centro pasti un luogo aperto, dove cittadini e comunità potranno accedere a nuove forme di aggregazione, dedicate in particolare a bambini e genitori, con particolare attenzione però anche agli adolescenti. L’idea è che il centro possa trasformarsi come luogo di riferimento per ragazzi e ragazze della zona, con attività di prossimità delle comunità che potrebbero agevolare, in un’ottica intergenerazionale e interculturale, il coinvolgimento di adolescenti e giovani, ma anche adulti, anziani e immigrati di prima e seconda generazione. L’intervento all’ex centro di produzione pasti è realizzato grazie ai fondi europei del Pon Metro, il Programma Operativo Nazionale “Città Metropolitane 2014-2020”, adottato dalla Commissione Europea e finanziato dai Fondi Strutturali.

In questo primo incontro verranno condivise con i cittadini le informazioni sul percorso partecipativo, chiarendone obiettivi e modalità, e si raccoglieranno idee e spunti in merito alla futura progettazione dello spazio. L’incontro è aperto a tutti. Per partecipare è necessario iscriversi compilando questo modulo.

Giovanna Lima dedica la sua recensione a “Le Notti Bianche” di Fedor M. Dostoevskij.
Le proposte precedenti: “Corto viaggio sentimentale” di Italo Svevo, “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville, “Favola di Amore e Psiche” di Lucio Apuleio, “Candide o l’ottimismo” di Voltaire, “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde” di Stevenson, “Il segreto del Bosco Vecchio” di Buzzati, “Pierre e Jean” di Guy de Maupassant e “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello.
Giovanna Lima è una delle animatrici dei pomeriggi di “Lettura ad alta voce” organizzati dal Comitato Due Madonne.

I grandi della letteratura classica antica e moderna parlano alla nostra mente… Ascoltiamoli!

Titolo: “Le Notti Bianche”
Autore: Fedor M. Dostoevskij (1821-1881). Dostoevskij fu interprete del Romanticismo, movimento letterario tra la fine del 700 e l’800 in cui le nuove parole d’ordine furono Sentimento, Fantasia, Nostalgia al posto di Ragione e Sapere basi dell’Illuminismo del 700. Fra i grandi dell’800 in cui appare più doloroso il senso della vita, combattuta fra le piccole cose quotidiane il dramma che agita le coscienze, c’è Dostoevskij. I personaggi dei suoi romanzi sono perseguitati dalla loro intensità e complessità spirituale. Vivono da giganti il desiderio di una pienezza e di una felicità realizzati, forse, solo nel sogno.
Trama ragionata: Il Protagonista è un sognatore che si distanzia dalle cose del mondo, sentite come ingannevoli, a cui rimane però legato con la fantasia. I sogni ad occhi aperti nelle notti pietroburghesi sono un canale di fruizione della realtà, un filtro attraverso cui far passare come ideazione il mondo esterno. I personaggi sono immersi nella solitudine della notte e della vita. Aristotele diceva che l’uomo è un animale chiamato a vivere in un tessuto sociale; pubblico e privato però, la polis e la propria stanza da letto, sono due aspetti entrambi autentici del vivere umano. E il sognatore una notte incontra una fanciulla……è sogno o realtà?

Ecco gli appuntamenti del mese di gennaio con la sala cinematografica dell’Oratorio San Giovanni Bosco, che propone il ciclo “Cinema da camera”. L’ingresso è a offerta libera, alle 20.45, via Bartolomeo Maria Del Monte 12, Bologna.

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Martedì 15 gennaio 2019, “In linea con l’assassino”, regia di Joel Schumacher (Usa, 2002), Stuart Shepard, un pubblicitario di basso profilo con una moglie, Kelly, ed una potenziale cliente che potrebbe anche essere la sua amante, Pamela, risponde a una chiamata in una cabina telefonica dove va tutti i giorni a telefonare alla ragazza che sta corteggiando. Ma compie un grosso errore …

Martedì 22 gennaio, “Lebanon”, regia di Samuel Maoz (Israele, Francia, Germania, 2009), Allo scoppio della guerra contro il Libano, nel giugno del 1982, quattro giovani soldati israeliani vengono assegnati a un gruppo di militari professionisti. La loro prima missione – che i superiori considerano “facile e sbrigativa” – consiste nell’entrare in un piccolo villaggio libanese ed eliminare ogni sospetto terrorista. Non tutto, però, è come appare: la semplice missione si trasforma in un incubo e Shmulik, Assi, Herzl e Yigal si ritrovano isolati dal resto dell’esercito israeliano …

Martedì 29 gennaio, “Gravity”, regia di Alfonso Cuaron (Usa, 2013), la dottoressa Ryan Stone affronta il suo primo viaggio spaziale a bordo di uno Shuttle pilotato da Matt Kovalsky che, al contrario, di esperienza di volo ne ha maturata fin troppa ed è al suo ultimo viaggio prima di ritirarsi. Una missione di routine che si trasforma ben presto in un disastro …

 

Un nuovo parco urbano in via Toscana, per riqualificare la zona attorno alla cosiddetta “piazzetta di San Ruffillo”: si chiama I love San Ruffillo ed è il progetto vincitore per il Quartiere Savena del Bilancio partecipativo 2018, con cui il Comune di Bologna ha messo a disposizione un totale di 1 milione di euro per finanziare alcuni interventi pensati dai cittadini per riqualificare il proprio quartiere.

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“Il nostro obiettivo è rivitalizzare lo spazio che gravita intorno alla piazzetta”, racconta Clara Cornia, una delle ideatrici del progetto. “Lo faremo migliorando il collegamento tra le due aree di San Ruffillo separate dalla ferrovia, ristrutturando il sottopassaggio tra la parrocchia e la scuola Santa Caterina, e recuperando l’area verde adiacente alle ex-scuole Ferrari”.

Il progetto, che ha ottenuto dal Comune un finanziamento di circa 130 mila euro, verrà avviato l’anno prossimo e dovrebbe concludersi nel 2020. Lo spazio verde su via Toscana, adiacente le ex-scuole Ferrari, verrà suddiviso in tre aree: una prima con panchine disposte in maniera semi circolare, in modo da creare un luogo di aggregazione; una seconda dedicata ai giochi per bambini; e una terza pensata per i giovani, nella zona del campo da basket già esistente. L’intera area sarà dotata di illuminazione e i vialetti di accesso, attualmente sconnessi, verranno sistemati. Oltre al giardino, verrà ristrutturata anche la scala di collegamento tra la piazzetta e via San Ruffillo, costruendo una rampa inclinata e installando nuovi corrimano. “In questo modo, il sottopassaggio sarà accessibile anche a biciclette e carrozzine, e sarà molto più comodo anche per i bambini che vanno a scuola con i trolley per i libri”, spiega Clara Cornia.

Com’è nata l’idea di I love San Ruffillo?
“Il progetto è stato concepito mettendo insieme le proposte di tre semplici cittadini: io, Roberta Ranno e Giuseppe Vitiello. Ci siamo conosciuti durante gli incontri del Bilancio partecipativo e abbiamo capito che avevamo la stessa esigenza: riqualificare lo spazio in cui viviamo. Così abbiamo deciso di metterci insieme. Non abbiamo alle spalle gruppi o associazioni, ma tutti e tre abbiamo legami forti con il quartiere: io ad esempio ho un figlio che frequenta la scuola Santa Caterina, e così mi sono accorta che mancano parchi e spazi verdi dove i bambini possano giocare nel tempo libero. Invece Giuseppe, che abita in via Corelli, voleva che venisse risistemato il sottopassaggio ferroviario, l’unico accesso pedonale che unisca le due zone di San Ruffillo, da anni lasciato in uno stato di abbandono. E poi c’era Roberta, che aveva individuato un immobile da ristrutturare per creare una mediateca che diventasse un punto di incontro per i ragazzi: purtroppo questo progetto non è potuto andare avanti, perché il Comune ha appurato che l’edificio non è comunale, ma di proprietà di Hera”.

In quale contesto si inserisce il vostro progetto?
“La nostra è una zona dominata dal prepotente traffico di via Toscana, difficilmente raggiungibile coi mezzi. È un’area sospesa, carente di spazi di aggregazione (a parte la parrocchia): manca una sala riunioni, un parco, una sala studio o una biblioteca… Da noi ci si incontra in piazzetta, ma la piazzetta era poco valorizzata. Di recente, poi, San Ruffillo è stata invasa dai lavori in corso, prima per l’alta velocità, poi per la bretella di Rastignano: molte persone si sono trovate il cantiere proprio sotto casa, disturbate dalle polveri e dal rumore. Negli ultimi tempi si respirava molto pessimismo”.

Perché avete scelto il nome ‘I love San Ruffillo’?
“A settembre abbiamo scoperto che il nostro progetto era uno dei quattro finalisti del Bilancio partecipativo per il quartiere San Ruffillo. Per prima cosa, allora, dovevamo trovare un nome: volevamo qualcosa di astratto, che rendesse l’idea di comunità, a prescindere dagli obiettivi specifici da raggiungere. Così, scimmiottando il più famoso ‘I love New York’, che nacque per dare un’identità a una città che stava cadendo in uno stato di degrado, abbiamo scelto questo nome”.

Come avete diffuso la vostra idea?
“Abbiamo fatto un grosso lavoro di relazioni: non essendo un’associazione, non avevamo una newsletter, un sito o dei canali sui social network attraverso cui diffondere il progetto. Allora abbiamo scritto una poesia su San Ruffillo, l’abbiamo stampata su un volantino e poi siamo scesi per strada, tra la gente: via dopo via, negozio dopo negozio, abbiamo sensibilizzato le persone, e ha funzionato. Tutti i sabati ci siamo dati appuntamento davanti al bar Christian, con un computer, per spiegare come votare e aiutare le persone a farlo. Era un’occasione per fermarsi a chiacchierare, raccogliere altre proposte e ascoltare anche alcune lamentele. Spontaneamente, si è creata una collaborazione tra tutti i gruppi che gravitavano intorno alla piazzetta: la parrocchia, la scuola Santa Caterina, il cinema teatro Bristol, i commercianti del mercatino rionale e delle altre attività… Il lavoro di rete è stato fondamentale”.

Come proseguirà questa collaborazione in futuro?
“Ci stiamo già attivando per creare un’associazione di promozione sociale, sempre dal nome I love San Ruffillo, con cui organizzare iniziative che restituiscano un senso di appartenenza a questo quartiere. La finalità è proprio quella di costruire comunità: anche nell’epoca di internet, infatti, le persone hanno ancora bisogno di riunirsi e condividere momenti insieme. È assurdo che oggi si affidi ai social network il compito di mettere in comunicazione persone che magari abitano a 50 metri di distanza. Pensiamo a una mamma con figli: quanto è importante avere un parco dove poter andare a giocare? Soprattutto per i bambini stranieri, che hanno ancora più bisogno di conoscere persone e entrare a far parte della comunità. Attraverso l’associazione, vorremmo proporre momenti di aggregazione e attività di carattere sociale, e poi ci piacerebbe cercare fondi per riqualificare strutture sportive per ragazzi. Abbiamo tante idee, tutte diverse e ancora a uno stadio embrionale: il denominatore comune, però, è sempre la riqualificazione del nostro quartiere”.

 

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