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Uno spazio dove usufruire di servizi, ma anche un luogo dove proporre iniziative condivise, coinvolgendo attivamente le diverse reti sociali del quartiere.
È in quest’ottica che sta proseguendo l’intervento presso l’ex Centro di produzione pasti di via Populonia, uno spazio inutilizzato dal 2010 che è stato oggetto di demolizione e ricostruzione.
Le future funzioni dell’ex Centro verranno create grazie ad un percorso partecipativo con i cittadini e le cittadine del quartiere, ideato e gestito dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana in collaborazione con il Quartiere Savena e il Comune di Bologna (progetto che rientra nell’ambito del Programma Operativo Nazionale plurifondo Città metropolitane 2014-2020 “PON METRO”).

Dopo il primo incontro, che ha visto la partecipazione di oltre 100 persone nella sede del circolo Il Fossolo, sono emersi bisogni e visioni diverse circa la futura destinazione d’uso del centro, proposte che saranno discusse nel secondo incontro che si terrà giovedì 14 febbraio dalle 17.30 alle 19.30 nella sala della Chiesa Santa Maria Annunziata in via Fossolo, 31/2. Sarà l’occasione per proseguire la riflessione sui possibili nuovi usi dell’edificio e convertire le tante proposte avanzate nel primo incontro in bozze di progetto, nelle quali saranno indicate le attività, gli spazi richiesti e la gestione temporale. Questo lavoro si svolgerà in gruppi, suddivisi per ambiti tematici e con l’ausilio di facilitatori.

In parallelo parte anche un lavoro di coinvolgimento e co-progettazione nelle scuole del territorio, in particolare attraverso due incontri: il primo che sarà sempre giovedì 14 febbraio e che vedrà la partecipazione di una classe della scuola elementare “Padre Marella” e una classe delle scuole medie inferiori “Farini”; il secondo, il 18 febbraio, vedrà protagonisti i rappresentanti delle 30 classi dell’IPC “Manfredi” e ITC “Tanari”.

Le attività che si propongono sono volte a sensibilizzare i ragazzi sul tema dell’incontro, della cura del bene comune, rendendoli protagonisti di una prima progettazione di usi e spazi. Anche con i ragazzi si proverà a sperimentare un lavoro collaborativo. Il percorso delle scuole si integrerà con quello degli adulti in un ultimo appuntamento, il 27 febbraio, nella sede del Quartiere Savena.

L’obiettivo è quello di restituire quanto emerso dai due percorsi e tradurre i suggerimenti dei cittadini in una prima proposta di uso dell’edificio, con la conseguente suddivisione e organizzazione degli spazi. La realizzazione di un plastico aiuterà a visualizzare e localizzare le scelte. L’output dell’intero percorso dovrebbe dare alcune precise indicazioni ai tecnici che si occuperanno della progettazione esecutiva dell’edificio. Il percorso partecipativo e la futura fruizione e co-gestione attiva degli spazi del Centro sono prerequisiti essenziali per un positivo impatto sociale dell’edificio che verrà.

di Umberto Mezzacapo
Ricerca e Analisi, Comunicazione e Facilitazione, Processi Collaborativi e Partecipativi

 

Il Savena sarà, per la seconda volta, il laboratorio di sperimentazione per la raccolta dei rifiuti. È in arrivo da sabato 9 marzo la Carta Smeraldo, la tessera con chip con cui aprire il nuovo cassonetto della raccolta indifferenziata. La tessera sarà consegnata a casa dei cittadini del quartiere intestatari della Tari. Con la card sarà possibile aprire il cassonetto dell’indifferenziata, permettendo così il riconoscimento dell’utente. Un primo passo verso l’introduzione della tariffa puntuale come previsto dalla legge regionale.
In autunno la tessera sarà distribuita anche ai cittadini del centro storico, dove sarà anche rivisto il sistema di raccolta porta a porta e, un po’ alla volta, arriverà anche in tutti gli altri Quartieri della città. La distribuzione si concluderà alla fine del 2021.

Oggi i cittadini che vivono nel quartiere Savena conferiscono i rifiuti indifferenziati in un cassonetto con la calotta che viene aperta tramite una leva meccanica: il nuovo cassonetto, invece, si aprirà automaticamente avvicinando la Carta Smeraldo al lettore ottico. Una volta inserito il sacchetto di rifiuti indifferenziati, basterà schiacciare il pedale per richiudere il cassetto, in questo modo il cittadino non avrà bisogno di toccare il cassonetto. I primi nuovi raccoglitori per l’indifferenziata saranno istallati dal 28 maggio 2019 e, per la fine di luglio, saranno in tutto 530.

Per la distribuzione della Carta Smeraldo, Hera mette in campo 50 addetti per andare casa per casa e lasciare la tessera. Il personale impegnato nella consegna, con pettorina e cartellino di riconoscimento, passerà tre volte in orari diversi. Sarà comunque possibile ritirare la tessera all’Ecosportello di via Faenza 4, aperto da lunedì 1 aprile a mercoledì 31 luglio 2019, dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Per illustrare l’arrivo della Carta Smeraldo e del nuovo cassonetto, sono stati programmati tre incontri pubblici:
giovedì 21 febbraio alle 20.30 nella sede del Quartiere Savena, in via Faenza 4;
lunedì 25 febbraio alle 18 a Villa Mazzacorati, via Toscana 19
martedì 5 marzo alle 20.30 al Centro Due Madonne, via Carlo Carli 56.

Al Savena non si fermano i lavori che vedono collaborare istituzioni e cittadini, una sinergia che mette al centro il territorio e il benessere di chi lo abita. Focus di un nuovo percorso partecipativo con i cittadini è l’ex Centro pasti in via Populonia, uno spazio inutilizzato dal 2010 che è stato demolito per essere ricostruito e destinato a nuovi usi. Mercoledì 23 gennaio 2019, dalle 17.00 alle 19.00, al circolo Il Fossolo, in viale Felsina 52, si svolgerà il primo incontro della co-progettazione degli usi dell’ex Centro, ideato e gestito dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana in collaborazione con il Quartiere Savena e il Comune di Bologna, che vuole coinvolgere i cittadini e le realtà del territorio circostante nell’ideazione delle nuove funzioni di questo spazio.

L’obiettivo del progetto è rendere l’ex Centro pasti un luogo aperto, dove cittadini e comunità potranno accedere a nuove forme di aggregazione, dedicate in particolare a bambini e genitori, con particolare attenzione però anche agli adolescenti. L’idea è che il centro possa trasformarsi come luogo di riferimento per ragazzi e ragazze della zona, con attività di prossimità delle comunità che potrebbero agevolare, in un’ottica intergenerazionale e interculturale, il coinvolgimento di adolescenti e giovani, ma anche adulti, anziani e immigrati di prima e seconda generazione. L’intervento all’ex centro di produzione pasti è realizzato grazie ai fondi europei del Pon Metro, il Programma Operativo Nazionale “Città Metropolitane 2014-2020”, adottato dalla Commissione Europea e finanziato dai Fondi Strutturali.

In questo primo incontro verranno condivise con i cittadini le informazioni sul percorso partecipativo, chiarendone obiettivi e modalità, e si raccoglieranno idee e spunti in merito alla futura progettazione dello spazio. L’incontro è aperto a tutti. Per partecipare è necessario iscriversi compilando questo modulo.

Giovanna Lima dedica la sua recensione a “Le Notti Bianche” di Fedor M. Dostoevskij.
Le proposte precedenti: “Corto viaggio sentimentale” di Italo Svevo, “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville, “Favola di Amore e Psiche” di Lucio Apuleio, “Candide o l’ottimismo” di Voltaire, “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde” di Stevenson, “Il segreto del Bosco Vecchio” di Buzzati, “Pierre e Jean” di Guy de Maupassant e “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello.
Giovanna Lima è una delle animatrici dei pomeriggi di “Lettura ad alta voce” organizzati dal Comitato Due Madonne.

I grandi della letteratura classica antica e moderna parlano alla nostra mente… Ascoltiamoli!

Titolo: “Le Notti Bianche”
Autore: Fedor M. Dostoevskij (1821-1881). Dostoevskij fu interprete del Romanticismo, movimento letterario tra la fine del 700 e l’800 in cui le nuove parole d’ordine furono Sentimento, Fantasia, Nostalgia al posto di Ragione e Sapere basi dell’Illuminismo del 700. Fra i grandi dell’800 in cui appare più doloroso il senso della vita, combattuta fra le piccole cose quotidiane il dramma che agita le coscienze, c’è Dostoevskij. I personaggi dei suoi romanzi sono perseguitati dalla loro intensità e complessità spirituale. Vivono da giganti il desiderio di una pienezza e di una felicità realizzati, forse, solo nel sogno.
Trama ragionata: Il Protagonista è un sognatore che si distanzia dalle cose del mondo, sentite come ingannevoli, a cui rimane però legato con la fantasia. I sogni ad occhi aperti nelle notti pietroburghesi sono un canale di fruizione della realtà, un filtro attraverso cui far passare come ideazione il mondo esterno. I personaggi sono immersi nella solitudine della notte e della vita. Aristotele diceva che l’uomo è un animale chiamato a vivere in un tessuto sociale; pubblico e privato però, la polis e la propria stanza da letto, sono due aspetti entrambi autentici del vivere umano. E il sognatore una notte incontra una fanciulla……è sogno o realtà?

Ecco gli appuntamenti del mese di gennaio con la sala cinematografica dell’Oratorio San Giovanni Bosco, che propone il ciclo “Cinema da camera”. L’ingresso è a offerta libera, alle 20.45, via Bartolomeo Maria Del Monte 12, Bologna.

cinema

Martedì 15 gennaio 2019, “In linea con l’assassino”, regia di Joel Schumacher (Usa, 2002), Stuart Shepard, un pubblicitario di basso profilo con una moglie, Kelly, ed una potenziale cliente che potrebbe anche essere la sua amante, Pamela, risponde a una chiamata in una cabina telefonica dove va tutti i giorni a telefonare alla ragazza che sta corteggiando. Ma compie un grosso errore …

Martedì 22 gennaio, “Lebanon”, regia di Samuel Maoz (Israele, Francia, Germania, 2009), Allo scoppio della guerra contro il Libano, nel giugno del 1982, quattro giovani soldati israeliani vengono assegnati a un gruppo di militari professionisti. La loro prima missione – che i superiori considerano “facile e sbrigativa” – consiste nell’entrare in un piccolo villaggio libanese ed eliminare ogni sospetto terrorista. Non tutto, però, è come appare: la semplice missione si trasforma in un incubo e Shmulik, Assi, Herzl e Yigal si ritrovano isolati dal resto dell’esercito israeliano …

Martedì 29 gennaio, “Gravity”, regia di Alfonso Cuaron (Usa, 2013), la dottoressa Ryan Stone affronta il suo primo viaggio spaziale a bordo di uno Shuttle pilotato da Matt Kovalsky che, al contrario, di esperienza di volo ne ha maturata fin troppa ed è al suo ultimo viaggio prima di ritirarsi. Una missione di routine che si trasforma ben presto in un disastro …

 

Un nuovo parco urbano in via Toscana, per riqualificare la zona attorno alla cosiddetta “piazzetta di San Ruffillo”: si chiama I love San Ruffillo ed è il progetto vincitore per il Quartiere Savena del Bilancio partecipativo 2018, con cui il Comune di Bologna ha messo a disposizione un totale di 1 milione di euro per finanziare alcuni interventi pensati dai cittadini per riqualificare il proprio quartiere.

Sottopasso_San_Ruffillo

“Il nostro obiettivo è rivitalizzare lo spazio che gravita intorno alla piazzetta”, racconta Clara Cornia, una delle ideatrici del progetto. “Lo faremo migliorando il collegamento tra le due aree di San Ruffillo separate dalla ferrovia, ristrutturando il sottopassaggio tra la parrocchia e la scuola Santa Caterina, e recuperando l’area verde adiacente alle ex-scuole Ferrari”.

Il progetto, che ha ottenuto dal Comune un finanziamento di circa 130 mila euro, verrà avviato l’anno prossimo e dovrebbe concludersi nel 2020. Lo spazio verde su via Toscana, adiacente le ex-scuole Ferrari, verrà suddiviso in tre aree: una prima con panchine disposte in maniera semi circolare, in modo da creare un luogo di aggregazione; una seconda dedicata ai giochi per bambini; e una terza pensata per i giovani, nella zona del campo da basket già esistente. L’intera area sarà dotata di illuminazione e i vialetti di accesso, attualmente sconnessi, verranno sistemati. Oltre al giardino, verrà ristrutturata anche la scala di collegamento tra la piazzetta e via San Ruffillo, costruendo una rampa inclinata e installando nuovi corrimano. “In questo modo, il sottopassaggio sarà accessibile anche a biciclette e carrozzine, e sarà molto più comodo anche per i bambini che vanno a scuola con i trolley per i libri”, spiega Clara Cornia.

Com’è nata l’idea di I love San Ruffillo?
“Il progetto è stato concepito mettendo insieme le proposte di tre semplici cittadini: io, Roberta Ranno e Giuseppe Vitiello. Ci siamo conosciuti durante gli incontri del Bilancio partecipativo e abbiamo capito che avevamo la stessa esigenza: riqualificare lo spazio in cui viviamo. Così abbiamo deciso di metterci insieme. Non abbiamo alle spalle gruppi o associazioni, ma tutti e tre abbiamo legami forti con il quartiere: io ad esempio ho un figlio che frequenta la scuola Santa Caterina, e così mi sono accorta che mancano parchi e spazi verdi dove i bambini possano giocare nel tempo libero. Invece Giuseppe, che abita in via Corelli, voleva che venisse risistemato il sottopassaggio ferroviario, l’unico accesso pedonale che unisca le due zone di San Ruffillo, da anni lasciato in uno stato di abbandono. E poi c’era Roberta, che aveva individuato un immobile da ristrutturare per creare una mediateca che diventasse un punto di incontro per i ragazzi: purtroppo questo progetto non è potuto andare avanti, perché il Comune ha appurato che l’edificio non è comunale, ma di proprietà di Hera”.

In quale contesto si inserisce il vostro progetto?
“La nostra è una zona dominata dal prepotente traffico di via Toscana, difficilmente raggiungibile coi mezzi. È un’area sospesa, carente di spazi di aggregazione (a parte la parrocchia): manca una sala riunioni, un parco, una sala studio o una biblioteca… Da noi ci si incontra in piazzetta, ma la piazzetta era poco valorizzata. Di recente, poi, San Ruffillo è stata invasa dai lavori in corso, prima per l’alta velocità, poi per la bretella di Rastignano: molte persone si sono trovate il cantiere proprio sotto casa, disturbate dalle polveri e dal rumore. Negli ultimi tempi si respirava molto pessimismo”.

Perché avete scelto il nome ‘I love San Ruffillo’?
“A settembre abbiamo scoperto che il nostro progetto era uno dei quattro finalisti del Bilancio partecipativo per il quartiere San Ruffillo. Per prima cosa, allora, dovevamo trovare un nome: volevamo qualcosa di astratto, che rendesse l’idea di comunità, a prescindere dagli obiettivi specifici da raggiungere. Così, scimmiottando il più famoso ‘I love New York’, che nacque per dare un’identità a una città che stava cadendo in uno stato di degrado, abbiamo scelto questo nome”.

Come avete diffuso la vostra idea?
“Abbiamo fatto un grosso lavoro di relazioni: non essendo un’associazione, non avevamo una newsletter, un sito o dei canali sui social network attraverso cui diffondere il progetto. Allora abbiamo scritto una poesia su San Ruffillo, l’abbiamo stampata su un volantino e poi siamo scesi per strada, tra la gente: via dopo via, negozio dopo negozio, abbiamo sensibilizzato le persone, e ha funzionato. Tutti i sabati ci siamo dati appuntamento davanti al bar Christian, con un computer, per spiegare come votare e aiutare le persone a farlo. Era un’occasione per fermarsi a chiacchierare, raccogliere altre proposte e ascoltare anche alcune lamentele. Spontaneamente, si è creata una collaborazione tra tutti i gruppi che gravitavano intorno alla piazzetta: la parrocchia, la scuola Santa Caterina, il cinema teatro Bristol, i commercianti del mercatino rionale e delle altre attività… Il lavoro di rete è stato fondamentale”.

Come proseguirà questa collaborazione in futuro?
“Ci stiamo già attivando per creare un’associazione di promozione sociale, sempre dal nome I love San Ruffillo, con cui organizzare iniziative che restituiscano un senso di appartenenza a questo quartiere. La finalità è proprio quella di costruire comunità: anche nell’epoca di internet, infatti, le persone hanno ancora bisogno di riunirsi e condividere momenti insieme. È assurdo che oggi si affidi ai social network il compito di mettere in comunicazione persone che magari abitano a 50 metri di distanza. Pensiamo a una mamma con figli: quanto è importante avere un parco dove poter andare a giocare? Soprattutto per i bambini stranieri, che hanno ancora più bisogno di conoscere persone e entrare a far parte della comunità. Attraverso l’associazione, vorremmo proporre momenti di aggregazione e attività di carattere sociale, e poi ci piacerebbe cercare fondi per riqualificare strutture sportive per ragazzi. Abbiamo tante idee, tutte diverse e ancora a uno stadio embrionale: il denominatore comune, però, è sempre la riqualificazione del nostro quartiere”.

 

Foto di Elio Tedeschi – I borghi dei gessaioli San Ruffilo- Associazione Tempo e Diaframma

Qualcuno ha risposto al questionario online, qualcun altro alle cartoline distribuite nelle diverse aree del quartiere, altri sono stati coinvolti in interviste faccia a faccia.
Quale colore assoceresti al Savena? Se fosse una persona, quanti anni gli daresti? Perché vivi al Savena? Cosa cambieresti? Se fosse un animale, cosa sarebbe? Se fosse una canzone, quale sarebbe?
Trecentoquaranta persone hanno risposto a queste domande, raccontando la percezione che hanno del luogo in cui vivono, rispondendo alle domande del progetto We Are Savena e contribuendo così a costruire un piccolo pezzo di identità del quartiere.
Calma, tranquillità e casa sono le parole usate di più descriverlo: “il Savena è sicuramente un quartiere verde: per i tantissimi parchi e alberi che lo punteggiano, ma verde anche per le attività che i cittadini possono realizzare nel tempo libero, come biciclettate, passeggiate o varie discipline sportive. Il quartiere Savena è un grande cane mansueto, ha circa 50 anni e le canzoni che lo rappresenta sono Volare di Domenico Modugno, Azzurro di Adriano Celentano, ma anche tantissime canzoni di Lucio Dalla”. Questi sono in sintesi i risultati dell’analisi del sondaggio, che Viola Fini, promotrice del progetto We Are Savena, ha presentato sabato 15 dicembre a Instabile Portazza, durante l’evento We Are… Happy!, occasione per descrivere anche i diversi strumenti scelti per raccontare i risultati: un breve video, una playlist su Spotify, degli stencil temporanei sui marciapiedi, una mostra fotografica e della cartoline.

“Il dato che emerge dalla nostra ricerca è che si vive bene nel quartiere Savena, durante tutto l’anno, ma non c’è un’identità unitaria e definita. Questo è fisiologico dato che amministrativamente è un quartiere relativamente giovane. Inoltre, è uno dei più grandi: al Savena vivono quasi 60.000 persone, ognuna con una percezione diversa a seconda della zona dove vive: Mazzini, Fossolo, San Ruffilo ognuna di queste aree ha caratteristiche e peculiarità proprie”. Durante il workshop organizzato da We are Savena lo scorso novembre, a cui hanno partecipato cittadini e associazioni del quartiere, sono nati anche due slogan che sintetizzano il punto di vista di chi ci vive: Un quartiere quattro stagioni e Mamma mia, come si sta bene!

Durante la serata di presentazione dei risultati del progetto, la Redazione Partecipata ha intervistato le coordinatrici e promotrici di We Are Savena

Dai questionari però sono emerse anche criticità e problemi: “uno riguarda la mobilità. Per i cittadini le ciclabili sono insufficienti e poco sicure, mentre i collegamenti con i trasporti pubblici non sempre efficienti, soprattutto inter quartiere. L’altro punto critico riguarda invece la valorizzazione architettonica di alcuni edifici considerati tipici della zona (i classici con i mattoni rossi vista)”. Infine, molti abitanti percepiscono la mancanza di ‘vita notturna’. Pochi sono infatti i locali che restano aperti fino a tardi la sera”.
Il progetto We are Savena è durato due mesi, lavorando sul senso di comunità e di appartenenza al territorio. Un primo passo per creare un “Noi” collettivo che possa vivere e valorizzare al meglio il quartiere.
Su Spotify c’è la playlist We are Savena, realizzata con le risposte dei cittadini. Buon ascolto!

Questo il video riassuntivo dei risultati del sondaggio.

WE ARE SAVENA, il Quartiere siamo NOI!

Dopo due mesi di lavoro, in cui abbiamo raccolto le opinioni di quasi 350 abitanti del Quartiere Savena, con interviste, questionari online e cartoline, ecco un meraviglioso video che riassume tutto ciò che VOI ci avete raccontato sul VOSTRO Quartiere!Nel video c'è tutto, ma proprio tutto!I Palazzoni di via Torino, la Biblioteca Natalia Ginzburg, l'Old Bridge Pub, i Warriors Bologna, la Tper Spa con il 27, i DiscoBolo Ultimate Frisbee Pontevecchio Bologna (Polisportiva Pontevecchio Bologna), la APD Pontevecchio Calcio Bologna, la Pontevecchio Bologna Volley, il Centro Commerciale San Ruffillo, il Centro Commerciale Gallia e tanto tanto altro!Il video è realizzato da Paopart Production col il sostegno del Comune di Bologna Rete Civica Iperbole – Quartiere Savena e in collaborazione con Instabile Portazza – Community Creative Hub, Arci Bologna, Senza il Banco, La Cava delle Arti, Tempo e Diaframma – Fotografia e Scuola Louis Jouvet.Buona visione!

Pubblicato da We are savena su Sabato 15 dicembre 2018

 

Una nevicata in città e i pensieri di una redattrice insonne…

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La notte fra sabato 15 e domenica 16 dicembre non sono riuscita a prendere sonno. Mi sono rigirata ripetutamente nel letto con la speranza che Morfeo arrivasse a prendermi fra le sue braccia ma niente da fare, mi sentivo sveglia come un grillo. “Chissà”, ho pensato, “forse sarà per tutta quella neve che sta cadendo copiosa là fuori?!”  E così ho deciso di alzarmi per andare a vedere quanta ne fosse già caduta.

Aveva smesso di nevicare ma che spettacolo!!! Mi è sempre piaciuto l’effetto del candore notturno che le cose assumono quando il manto nevoso non è ancora stato guastato dal passo umano. Ma c’era qualcos’altro che dava una strana luminosità alle cose, una luce diversa che non conoscevo.  Cos’era quell’alone opalino che rendeva la notte così diversamente chiara? Cosa c’era di cambiato dall’ultima nevicata che dava la sensazione, alle tre del mattino, che fuori fosse quasi giorno? Ma non il colore di un tramonto o di un alba quando ancora si vede bene ogni cosa  attraverso spettri luminosi rossi o azzurrini  ma un riverbero uniforme di luce bianchissima che rendeva bianchissimo e luminosissimo anche il cielo.

Ma certo, erano i nuovi lampioni a LED che facevano rimbalzare verso l’alto la loro freddissima ma accesissima luce. Sembrava di stare dentro ad una sfera di vetro opalina e che ogni cosa, calotta del cielo compresa, avessero lo stesso  riverberante colore dei lampioni a LED.  Riflettendo ho capito che stavo osservando la prima nevicata dopo il rivoluzionario cambiamento d’illuminazione nella mia città e che, d’ora in avanti, questo sarebbe stato il colore dello  sguardo notturno invernale.

di Rita Roatti

Giovanna Lima dedica la sua recensione al “Corto viaggio sentimentale” di Italo Svevo.
Le proposte precedenti:
 Bartleby lo scrivano” di Herman Melville 
“Favola di Amore e Psiche” di Lucio Apuleio, “Candide o l’ottimismo” di Voltaire, “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde” di Stevenson, “Il segreto del Bosco Vecchio” di Buzzati, “Pierre e Jean” di Guy de Maupassant e “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello.

Giovanna Lima è una delle animatrici dei pomeriggi di “Lettura ad alta voce” organizzati dal Comitato Due Madonne. 

I grandi della letteratura classica antica e moderna parlano alla nostra mente… Ascoltiamoli!

Titolo: “Corto viaggio sentimentale”
L’autore: Italo Svevo (1861-1928). Nasce come Hector Schmitz a Trieste e diventa lo scrittore in “lingua toscana” con lo pseudonimo di Italo Svevo. La narrativa di Svevo presenta quasi sempre un solo personaggio circondato da un ambiente per lo più borghese. I personaggi del suo narrare vengono definiti psicologicamente: protagonista è la coscienza interiore dell’io narrante che riflette inquietudini dell’autore e il suo interesse per le teorie di Freud.
Trama ragionata: In un breve viaggio di lavoro il signor Aghios, di una certa età, si guarda vivere assaporando per qualche tempo una solitudine che gli permette di trovare ciò che è importante nella sua quotidianità, nei rapporti con la moglie, il figlio e il resto del mondo.

Ecco due nuove iniziative promosse dal Comitato Due Madonne.

Giovanna Lima prosegue le “Letture ad alta voce”, giovedì 13 dicembre dalle ore 14,45 alle ore 16,45 presso la saletta della Polisportiva Pontevecchio. Questa volta il testo al centro dell’appuntamento è  “Il Canto dell’Amore Trionfante” di Ivan Turgenev.  La storia di un amore rifiutato si svolge nella Ferrara del 1500; e la vicenda s’ammanta del velo nero della magia….

La sera di mercoledì 19 dicembre nella sala centrale del condominio Cavedone 2 in via Genova 23/2, Sandra Fiumi e Fausto Carpani  racconteranno cantando “Quando i Portici Erano di Legno – Vicende, immagini e suoni da un lontano passato”. Sandra Fiumi per anni ha guidato gli studenti in visita alla PInacoteca di Bologna. Fausto Carpani è un artista, cantastorie, cultore del dialetto e dello spirito bolognese. E’ una delle anime dell’Associazione Culturale “Il Ponte della Bionda”.
Al termine scambio di auguri con panettone e spumante.

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