Salus SpaceArchives

 

La comunità di Salus Space si sta auto organizzando: sui turni di lavoro, sulla progettazione e realizzazione dell’orto comunitario, sulla costruzione di una tavola comunitaria, su quella di un emporio molto particolare, sulla gestione delle riunioni e anche su come comunicare tutto questo e tutto il resto di cui parleremo più avanti.

Moussa_orti

Nei primi giorni di aprile gli abitanti hanno firmato i patti di convivenza collaborativa, impegnandosi nei confronti del gestore (l’Ats) e degli altri abitanti, oltre che a versare con regolarità il contributo per le spese, a aderire ai valori della comunità e a partecipare alla gestione dei servizi collaborativi previsti. In più, per chi vuole usufruirne, c’è la possibilità di avere uno sconto non superiore al 30% del contributo in cambio di ore lavorate.
Una sfida nuova, un modo di vivere insieme facendo, tutto da sperimentare. Ad oggi gli abitanti sono 19 suddivisi in otto appartamenti, il più piccolo è nato nel 2018, quello con più esperienza di vita è del 1956. Arrivano da tutti i continenti, tranne l’Oceania, e sono single, famiglie, giovani coppie. Altri se ne aggiungeranno, ma vi terremo informati al loro arrivo. progettare_orti
Riunioni plenarie, a gruppi, su singoli temi si stanno susseguendo nei fine settimana o nelle ore serali, sempre nel rispetto dei protocolli di sicurezza.
Purtroppo la pandemia sta ritardando il momento in cui i cancelli di Salus Space, che già in realtà sono socchiusi per singoli curiosi alla scoperta dello spazio aperto, potranno davvero spalancarsi, offrendo un calendario di eventi, di occasioni formative, di postazioni di coworking e tante altre proposte che sveleremo un po’ alla volta. Un’apertura al territorio e alla città guidata dall’Ats in collaborazione con il Quartiere e il Comune.
Proprio per le restrizioni in atto l’area più frequentata è l’orto condiviso, 150 metri quadri di terreno alle spalle della palazzina abitativa che è stato dissodato da un bel po’ di braccia passate all’azione dopo la progettazione collettiva.
L’appuntamento di solito è il sabato pomeriggio, ma quando si ha tempo cose da fare ce ne sono sempre tante, come per esempio pulire per bene dai rifiuti che qua e là riemergono.
L’energia è tanta, così come le idee. Un passo alla volta la comunità dà loro forma, avendo alcuni punti di riferimento ben chiari: la sostenibilità economica e ambientale, la carta dei valori, la progettazione che sta alle spalle di Salus Space e quella che sta davanti e disegna scenari.

Foto di Francesco Quero e Teresa Vignoli

A Carlo Monti, docente dell’Alma Mater (Dipartimento Architettura e Dipartimento Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali), il Think Tank di Salus Space ha chiesto di avviare una riflessione sul significato del concetto di “Rigenerazione Urbana” e di come questo si possa applicare al nostro progetto e più in generale ai processi di trasformazione del territorio.

Ho sentito parlare del progetto Salus Space quando ha vinto il bando europeo, ma ho capito davvero la sua importanza ascoltando la presentazione in un’assemblea di quartiere.

In quella occasione mi ha colpito la chiarezza degli obiettivi e la complessità della rete di relazioni che è stata costruita per preparare il progetto e per realizzarlo, e, soprattutto, ho visto una risposta concreta a domande che mi facevo da tempo sui problemi del riuso urbano.

E’ un tema sempre attuale e non facile. Come urbanista, ho partecipato a molte esperienze di pianificazione, ho esaminato tanti progetti urbani e insegno da tanti anni; a lezione parlo di quello che ho imparato nella mia attività, e a volte ho fatto dell’ironia sulle parole di moda, notando che spesso, nel nostro paese, quando un’iniziativa non ha successo la riproponiamo tale e quale, cambiando il nome. Un esempio sembra proprio quello del riuso urbano: nel 1978 si sono istituiti i Piani di recupero, poi negli anni ’90 i Programmi integrati di intervento, poi quelli di Riqualificazione urbana, oggi tutti parlano di rigenerazione urbana.

In realtà quei programmi hanno deluso molte aspettative per effetto dei mutamenti economici e sociali delle nostre città, e il cambio di nomi mostra uno sforzo per adeguarsi a tali mutamenti. Così col passare del tempo è stato sempre più chiaro che per recuperare un pezzo di città non basta un buon progetto urbanistico, e non basta neanche avere i finanziamenti necessari: occorre un progetto sociale e culturale, e questo richiede il coinvolgimento attivo della popolazione che vivrà in quell’area o userà i servizi che offre. Il termine “rigenerazione urbana” può e deve avere questo significato.

Il progetto Salus Space ne è un esempio concreto, e non è solo “una bella idea”, ma si sta realizzando in modo adeguato a produrre nel tempo gli effetti positivi sperati. Sembra infatti che non presenti gli errori più comuni delle esperienze passate. Facciamo un po’ di storia.

Innanzitutto, dobbiamo ricordare che alcuni dei “mostri” che oggi vogliamo demolire o trasformare radicalmente (il Corviale di Roma, le Vele di Scampia, lo Zen di Palermo…) nascevano proprio come generose utopie urbane, ricche di spazi comunitari progettati dai migliori architetti. L’errore: credere che basti uno spazio fisico ben disegnato per creare una comunità “obbligata” fra gente che spesso non ha nulla in comune. Non è successo solo in Italia: ricordo negli anni’70 gli spazi ben attrezzati e rimasti vuoti, destinati alle associazioni dei cittadini nelle New Towns inglesi appena realizzate.

In anni più recenti si sono avuti grandi progetti pubblici di riqualificazione urbana, che hanno inghiottito ingenti risorse, ma salvo qualche eccezione (Genova, Acquario e porto antico) hanno dato scarsi risultati, basta pensare all’area di Bagnoli a Napoli. Si sono allora costruite importanti partnership con i privati, realizzando in molte città operazioni di forte rilievo, con la firma di archistar e la costruzione di sedi di grandi banche e aziende. Anche questo non succede solo in Italia: basta pensare ai Docks di Londra o alla competizione mondiale fra i nuovi grattacieli, simboli del potere economico globalizzato.

Ma questa non è “rigenerazione” urbana, è a mio parere “sostituzione”: sostituzione fisica di nuovi spazi e soprattutto sostituzione di un’idea di città come “civitas”, luogo di relazioni personali e di vita comune, con un nuovo pezzo di città-macchina, secondo la peggiore evoluzione del Razionalismo.

Non possiamo neppure chiamare “rigenerazione urbana” gli interventi gestiti dai privati. Nella maggior parte dei casi questi interventi sono di dimensione troppo modesta per avere influenza sul contesto urbano, e comunque in genere i progettisti non si pongono neppure il problema, obbedendo alle regole di un mercato immobiliare miope. Troppe volte un’area centrale di una città viene liberata da una presenza ormai impropria (una caserma, una fabbrica abbandonata), sostituendola con un quartiere residenziale “blindato”, di fatto anch’esso estraneo alla vita della città. Anche gli interventi di maggiore respiro e di ottimo disegno (ad esempio “Le Albere” di Renzo Piano a Trento) rischiano di rimanere a lungo uno spazio distaccato dal resto della città.

Come notavamo all’inizio, da tutti i casi ricordati emerge che non basta avere un buon progetto urbanistico e finanziamenti adeguati, se i futuri abitanti dell’area saranno casualmente messi insieme da un’agenzia immobiliare o da una graduatoria di assegnatari di case popolari.  In altri termini, se non si costruisce insieme un progetto sociale e culturale. Ma anche qui è necessaria qualche precisazione.

Negli anni passati come direttore di un Master in Architettura ecosostenibile ho portato due volte gli studenti in visita in un quartiere pilota vicino a Copenhagen, progettato secondo i più avanzati criteri di uso delle risorse, risparmio energetico e tutela dell’ambiente, con una forte vita comunitaria garantita dalla comune scelta ambientalista degli abitanti. Tutto bello ed efficiente, ma con il rischio di una chiusura al mondo esterno; essendone consapevoli i responsabili del quartiere cercavano di evitarlo con iniziative culturali aperte, anche semplici, ad esempio attrezzando aree molto attraenti per invitare i bambini dei quartieri vicini a giocare e a visitare la vecchia fattoria che avevano conservato vicino alle nuove case, per vedere gli animali, i modi di coltivare e di produrre alimenti.

La necessità di evitare il rischio di eccessiva omogeneità e di chiusura all’esterno è stata anche considerata fra gli obiettivi di base di un noto progetto di rigenerazione urbana che il mio amico Christian Schaller ha portato a termine a Colonia, recuperando un’antica fabbrica. Non conoscendo esempi italiani altrettanto positivi, ho segnalato spesso questa esperienza come esempio.

Dopo le prime ipotesi di diversi architetti, a Colonia si è avviato un processo di costruzione partecipata del progetto, mettendo insieme giovani coppie, anziani, artigiani e artisti interessati ad avere casa e bottega, negozianti, cooperative, imprese di costruzione, banche. Questa parte del progetto ha richiesto forse più tempo della sua realizzazione fisica, ma in questo modo si è avuto un risultato duraturo. E’ interessante notare inoltre che la zona era già ben servita da infrastrutture e trasporti pubblici, e quindi si è potuto ricostruire un pezzo di tessuto urbano quasi tradizionale, non dominato dalle auto, che per molti abitanti non sono più indispensabili nella vita quotidiana. Infine, le diverse attività presenti garantiscono lo sviluppo di rapporti con le aree urbane vicine.

A questo punto, penso sia chiaro perché ritengo che il progetto Salus Space possa essere considerato un esempio di rigenerazione urbana, a Bologna e non solo.

Innanzitutto per le caratteristiche del progetto, complesso, integrato e realizzabile gradualmente, che hanno sicuramente contribuito ad ottenere il premio europeo e i finanziamenti necessari, poi per la sua polivalenza, costruita attraverso la collaborazione con i tanti partners coinvolti. Questo spazio fisico è infatti pensato come un luogo in cui c’è chi abita stabilmente, chi è accolto per necessità e chi viene ospitato da un’attività ricettiva, chi segue un percorso formativo e chi insegna in quel percorso, chi coltiva orti e giardini e chi ne usa i prodotti per fare attività di ristorazione, chi lavora o impara in un laboratorio artistico o teatrale.  E questo spazio sociale sarà per sua fondazione non solo multietnico, ma anche multiculturale, come del resto è – e sarà sempre più – la città di Bologna.

Una città che dal Medioevo tenta di sfuggire all’invecchiamento e alla mediocrità cercando di attirare giovani,  nuove energie e nuove idee.

Abbiamo bisogno del tuo aiuto per dare vita all’Emporium Salus, un emporio sociale aperto a tutti che sorgerà dentro Salus Space.
Sarà un luogo dedicato al cibo e alla sana alimentazione in cui i prodotti saranno distribuiti sfusi.
Raccoglierà la produzione di piccole e medie realtà del territorio, compresa la futura produzione degli orti di Salus.
Attraverso l’emporio ci proponiamo di collaborare alla diffusione di modelli improntati alla sostenibilità ambientale ma anche di contribuire a rinsaldare i legami tra la Comunità di Salus Space e il territorio che la ospita.
Attraverso la vendita di cibo e di prodotti della terra si possono superare le distanze, favorendo occasioni di collaborazione e di scambio tra gli abitanti di Salus Space e la cittadinanza, contribuendo così a vincere ogni possibile paura o pregiudizio nei confronti dell’altro.

Aiutaci a realizzare l’Emporium Salus. Abbiamo bisogno di te!
Per donare, vai a questo link: https://www.retedeldono.it/it/progetti/eta-beta/emporium-salus

logo_emporio

Emporium Salus sarà ospitato in una delle tre strutture temporanee che si trovano all’interno di Salus Space. Sarà allestito con attrezzature e arredi adatti alla distribuzione di prodotti nella modalità sfusa. Per realizzarlo abbiamo bisogno di acquistare:

1. Erogatori d’acqua
2. Erogatori per la distribuzione di alimenti liquidi (olio, vino…)
3. Distributori automatici per detersivi
4. Contenitori a norma di legge per alimenti secchi
5. Arredi adatti alla commercializzazione di prodotti sfusi.

P.S. UN RINGRAZIAMENTO PER TE
Per ringraziare del supporto ricevuto, vogliamo invitarti a venirci a trovare a Salus Space: sarà un’occasione per conoscerci, ringraziarti di persona e mostrarti i nostri spazi in allestimento. Ma ci saranno anche delle ricompense, come la splendida borsina in tela dell’Emporio!

Ecco Salus Space da una nuova prospettiva: dall’alto. Vi proponiamo immagini catturate da un drone sopra l’area di via Malvezza a Bologna.

Salus_fronte

Salus_dal_cielo

Salus_retro

salu

Tre paia di forbici per l’inaugurazione di Salus Space. Una per il capo della rappresentanza della Commissione Europea in Italia, Antonio Parenti, una per l’Assessore del Comune di Bologna Marco Lombardo e una per la Presidente del Quartiere Savena Marzia Benassi. Il nastro teso tra una colonna e l’altra dell’ingresso di via Malvezza 2/2 è stato tagliato a mezzogiorno di venerdì 29 gennaio 2021!

taglio_del_nastro

La cerimonia è stata purtroppo ad ingressi contingentati, per seguire le misure anti Covid. Dopo il taglio del nastro gli ospiti hanno avuto potuto intervenire, inaugurando così anche il Centro studi, in cui oltre alla sala per incontri e convegni, ci sarà un’aula per il coworking e l’Angolo della Storia.

tavolo_interventi

Si chiude così la fase legata al progetto europeo, si apre quella di sperimentazione del modello. Continueremo a seguirla.

partner

Nella foto i partner all’inaugurazione.
Ecco la registrazione della diretta


Ecco il racconto dell’agenzia di stampa DIRE.

Agenzia DIRE 29 gennaio 2021

Bologna: Apre le porte Salus Space: “Esempio per l’Italia e per l’Europa”

QUATTRO ANNI PER RIGENERARE L’EX CLINICA: ORA RESIDENZE E SERVIZI (DIRE) Bologna, 29 gen. – Residenze collaborative e servizi per tutti i cittadini. Salus Space, si parte: alla fine di un percorso durato oltre quattro anni, nell’area riqualificata dell’ex clinica Villa Salus ha aperto i cancelli uno “spazio multifunzionale destinato a diventare una nuova centralita’ urbana”, sottolinea il Comune di Bologna nel giorno del taglio del nastro: alla cerimonia, insieme all’assessore Marco Lombardo e alla presidente del quartiere Savena, Marzia Benassi, ha partecipato anche il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Antonio Parenti. Il progetto, coordinato dal Comune e finanziato con cinque milioni di euro dal programma europeo Azioni urbane innovative (Uia), prevede che la gestione sperimentale del complesso sia affidata per due anni ad un’Associazione temporanea di scopo (Ats) composta dalla Eta Beta, Cefal, Istituto ricerca sociale, Acli, Cantieri Meticci e Aquaponic Design. Undici appartamenti su 12 sono gia’ stati assegnati attraverso un bando pubblico: ospiteranno famiglie e persone single, per “un mix che rappresenta quattro continenti: le Americhe, l’Europa, l’Asia e l’Africa”, spiega Palazzo D’Accursio. A loro si aggiungeranno richiedenti asilo e rifugiati (quattro appartamenti), studenti (due appartamenti in convenzione con Ergo) e quattro persone che lavoreranno a Salus Space, scelte anche tra i partecipanti ai corsi di formazione realizzati all’interno del progetto. Accanto all’Ats lavoreranno alla costruzione della comunita’, alla mediazione culturale-linguistica e alla comunicazione gli operatori di Open Group e Cidas. Inoltre Salus Space “sara’ un luogo aperto alla citta’, appena la pandemia lo permettera’- aggiunge l’amministrazione- con un punto ristoro, laboratori artigianali, un teatro, attivita’ culturali e iniziative per i bambini del territorio”. Nei primi due anni l’obiettivo da raggiungere e’ “l’autosostentamento della comunita’, attraverso l’avvio di una serie di attivita’ economiche- spiega il Comune- ispirate ai valori espressi dal progetto, collaborazione, inclusione, sostenibilita’”. L’attenzione all’ambiente si declinera’ nella creazione di una comunita’ “rifiuti zero” ma anche nell’uso degli orti, con la possibile apertura di un emporio aperto alla citta’. Infatti “gli orti sono ornamentali ma anche produttivi- spiega Berardino Cocchianella, capo area Nuove cittadinanze e Quartieri di Palazzo D’Accursio- cosi’ da poter offrire i prodotti di Salus Space alla villa e, se la produzione lo permettera’, anche all’esterno”. L’inaugurazione del progetto e’ “una scommessa vinta dalla citta’ e da chi ci ha creduto”, dichiara Lombardo: “Villa Salus era una clinica per la cura delle persone, poi per tanti anni un luogo di degrado e di abbandono” che oggi, pero’, riemerge “rigenerato come luogo di cura della nuova socialita’”. Nasce un “nuovo modello di welfare interculturale”, aggiunge Lombardo. Quello attuale “e’ un periodo in cui le migrazioni esistono e vanno governate, cosa chiaramente al centro del patto sulla migrazione che la Commissione europea ha presentato qualche mese fa a Bruxelles”, afferma Parenti, aggiungendo che per raggiungere questo obiettivo “c’e’ bisogno di un’inclusione che non nasce solo spontaneamente ma ha bisogno anche del supporto delle istituzioni”. L’esperienza Salus Space puo’ essere “di esempio ad altre realta’ italiane e anche europee”, afferma Parenti, aggiungendo che intanto il progetto bolognese “dimostra che si possono usare i fondi europei nei tempi previsti”. Parla di “giudizio sospeso” Francesca Scarano (Lega), con l’impegno a “vigilare sul corretto utilizzo della struttura”.

La rassegna stampa del 30 gennaio 2021

 

Tra qualche giorno il negozio di via Abba 26 sarà consegnato, rimesso a nuovo, al Quartiere Savena. Diventerà un punto di riferimento per le associazioni della zona, che potranno contare su questo spazio che è stato al centro della formazione in cantiere parte del progetto Salus Space curata da Csapsa e rivolta a richiedenti asilo e rifugiati.
Formazione_cantiere
In ottobre si è tenuto il corso sicurezza, poi alla fine del mese è iniziato lo stage che si è concluso il 23 dicembre 2020.
La durata complessiva della formazione è stata di 300 ore. A concludere con impegno e costanza sono stati tre ragazzi.
Alessia Melella, coordinatrice e tutor dei progetti di inserimento lavorativo per Csapsa, ci racconta come è andata.

Noi siamo andati a trovare il gruppo di lavoro nel mese di dicembre 2020. A seguire i ragazzi e a spiegare passo passo il lavoro da svolgere c’era Fabio Arcangeli, responsabile del cantiere.

Tante le voci e i volti che hanno caratterizzato l’incontro virtuale “Salus Space: il progetto, la sua storia e il suo percorso”, a cura del Think Tank.

Ad aprire i lavori Dino Cocchianella, ideatore del progetto e Capo Area Nuove cittadinanze e Quartieri del Comune di Bologna, che ha lasciato la parola all’assessore Marco Lombardo e poi ai 16 partner che hanno contribuito a trasformare in realtà Salus Space, con la guida e il coordinamento del Comune di Bologna. Cinque anni di lavoro intenso, che giungono a conclusione con l’inaugurazione dello spazio multifunzionale il 29 gennaio.

Sarà però la fine solo del primo step, si aprono ora due anni cruciali di sperimentazione, in cui si metterà alla prova la visione alla base del progetto, che dovrà arrivare alla piena sostenibilità economica, e la innovativa governance collaborativa. Di questo ha parlato, nell’intervento conclusivo, Ugo De Ambrogio, sociologo esperto di coprogettazione.

Abbiamo visitato il cantiere di via Malvezza a pochi giorni dall’inaugurazione di Salus Space del 29 gennaio 2021.

Ecco qualche immagine!

palazzina_abitativa

Qui sopra il centro studi visto dal retro e sullo sfondo la palazzina abitativa.

palazzina_abitativa

Qui sopra la palazzina abitativa vista dall’area ortiva.

Strutture__temporanee

Le tre strutture temporanee, che ospiteranno il punto ristoro, la sala multifunzionale e il laboratorio artistico-artigianale.

parcheggio_bici

Il punto per la ricarica delle bici elettriche e la tettoia-parcheggio.

platano

Uno dei due grandi platani del giardino di Salus Space. A primavera sarà splendido.

 

Il cantiere di Salus Space si sta chiudendo e per l’ultima settimana di gennaio 2021 il Comune di Bologna avrà nelle mani le chiavi degli appartamenti, delle tre strutture temporanee e del Centro studi. Tutto pronto dunque per l’inaugurazione del 29 gennaio, con il Sindaco Virginio Merola, la Vicepresidente della regione Emilia Romagna Elly Schlein, la Presidente di Quartiere Marzia Benassi e il Capo rappresentanza della Commissione UE in Italia, Antonio Parenti.
Purtroppo non sarà possibile partecipare in presenza a causa della pandemia, ma appena sarà possibile i cancelli saranno aperti a tutta la cittadinanza con una festa inaugurale.
L’evento potrà essere seguito in diretta dalle ore 12 attraverso i canali YouTube e Facebook di Salus Space.
L’inaugurazione sarà preceduta il 27 gennaio pomeriggio da una riflessione sull’esperienza di coprogettazione con i partner, l’esperto Ugo De Ambrogio e il Segretario UIA Raffaele Barbato.

In questi giorni, intanto, sta nascendo la comunità degli abitanti di Salus Space: le risposte al bando chiuso il 7 gennaio per i 12 appartamenti disponibili sono state 23, sono in corso i colloqui a cui seguiranno alcuni appuntamenti formativi, tra cui uno dedicato all’approfondimento della Carta dei Valori e del Regolamento della convivenza collaborativa.

L’Associazione Temporanea di Scopo, che si è assunta la responsabilità della gestione, è composta da Eta Beta Cooperativa sociale, capofila, Cefal, Istituto Ricerca Sociale, Acli provinciale Bologna, Cantieri Meticci e Aquaponic Design.
Sono tutti partner del progetto Salus Space sin dagli inizi, tranne Aquaponic, associazione nata dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro alimentari dell’Università di Bologna, altro partner di progetto.
I futuri gestori sono già al lavoro, con sopralluoghi, riunioni, elaborazione di idee e disbrigo di pratiche amministrative e burocratiche per dare avvio alle attività dal mese di febbraio.

Accanto a loro lavoreranno alla costruzione della comunità, alla mediazione culturale e linguistica e alla comunicazione gli operatori di Open Group e Cidas, che si sono aggiudicati il bando PON metro che finanzia il lavoro per i prossimi due anni.

Abbiamo raccolto in questo post le domande più ricorrenti che ci vengono poste dagli interessati al bando aperto dal Comune di Bologna per formare la comunità di Salus Space. Il bando scadrà il 7 gennaio.

Di recente ho iniziato a lavorare e la mia situazione economica è migliorata; ciò però non risulta dall’ISEE che fotografa la situazione reddituale di due anni fa. Come posso ovviare a questo problema?
E’ possibile presentare l’ISEE corrente che registra il miglioramento della condizione economica nei 12 mesi precedenti la richiesta. E’ necessario comunque essere in possesso dell’ ISEE ordinario.

Non riesco a produrre la certificazione ISEE in tempo utile per partecipare al bando. E’ possibile presentare altra documentazione alternativa attestante la capacità economica?
I tempi di rilascio del certificato ISEE possono essere incompatibili con i tempi di pubblicazione del bando. In tal caso è ammessa la presentazione del DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica precompilata), del CU (Certificazione Unica) o anche una semplice autodichiarazione del candidato rispetto al possesso dei requisiti reddituali richiesti. Il certificato ISEE è comunque necessario per proseguire con la sottoscrizione del patto di convivenza collaborativa; pertanto si  invitano i candidati interessati a fissare un appuntamento preso presso CAF, commercialisti o consulenti del lavoro e farsi rilasciare il certificato quanto prima possibile.

Mi riconosco nel progetto e sono convinto di poter dare un contributo positivo alla costruzione della comunità, ma la mia capacità economica non mi consente di pagare l’intero importo del contributo previsto. E’ possibile accedere a qualche forma di incentivazione?
Il contributo richiesto serve a coprire i costi per la gestione collaborativa degli spazi e dei servizi integrati che il progetto Salus Space ha realizzato. Se il candidato o la candidata intende contribuire alla gestione collaborativa mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze può richiedere una riduzione del contributo che sarà valutato dall’ATS e tradotto in uno “sconto”, in misura proporzionale all’impegno assunto, fino ad un valore massimo del 30’%. Tale richiesta potrà essere presentata e discussa al momento del colloquio motivazionale.

E’ possibile portare con sé animali da compagnia?
Il progetto di convivenza collaborativa include anche gli animali domestici. In tal senso il progetto non pone limitazioni, purché siano rispettati gli spazi ed i diritti degli altri abitanti. In caso ci si candidi a vivere in un appartamento condiviso si prega il candidato o la candidata di segnalare tale volontà al momento del colloquio motivazionale.
Si precisa che gli animali non possono essere lasciati liberi o incustoditi nelle aree comuni senza adottare le opportune cautele . Ad esempio, i cani devono essere sempre tenuti al guinzaglio quando circolano in queste zone e in special modo se ci sono bambini, anziani o altre persone che potrebbero temerne la presenza.

Mi riconosco nel progetto e sono convinto di poter dare un contributo positivo alla costruzione della comunità, ma la la mia vita familiare o lavorativa prevede che mi debba assentare per alcuni mesi durante l’anno. Posso partecipare ugualmente al bando e sospendere, eventualmente, il patto durante il periodo di assenza?
Il progetto di costruzione di una comunità collaborativa necessita una presenza il più possibile costante e continuativa degli abitanti. Ciononostante non viene fissato nessuna regola in tal senso; specifiche esigenze potranno essere presentate e discusse nel corso del colloquio motivazionale. Non è prevista la sospensione; in caso di assenza temporanea i candidati saranno comunque tenuti alla corresponsione del contributo.

Blend elementum consequat lacus, sit amet pulvinar urna hendrerit sit amet. Sed aliquam eu ante a ultricies. Interdum et malesuada fames ac ante ipsum primis in faucibus. Fusce elementum felis lorem, eget scelerisque enim blandit quis.

Massa turpis ornare nec commodo non, auctor vel cursus vestibulum varius hendrerit turpis quiseam cursus.

X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito o scrollando la pagina, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto