Salus SpaceArchives

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Nel luglio 2018 abbiamo assistito – con un po’ di dispiacere e batticuore – alla demolizione dell’edificio della ex-Casa di cura “Villa Salus”. Abbiamo voluto documentare le principali fasi dell’abbattimento: anche questo momento finale crediamo faccia parte di una storia. Da qui è nato il video, il cui autore (fotografie, riprese, montaggio e musiche) è Sergio Vegetti. L’idea è nata nel gruppo di volontari che si propone di conservare e valorizzare la storia di Villa Salus. A pensarci bene si è trattato di una duplice demolizione: l’immobile della ex-clinica e – sotto – la struttura, in parte conservata e visibile, della Villa Monti-Malvezzi, sorta nel ‘700. Dalle macerie dell’abbattimento abbiamo ritenuto giusto conservare alcune pietre (le più recenti e quelle antiche): saranno esposte, insieme ad altro materiale, in un “centro di documentazione” che sorgerà nella nuova struttura. È in cantiere, infatti, un nuovo servizio, una nuova realtà, che si chiama “Salus Space”. Tra le varie attività è previsto l’accoglimento, al suo interno, del progetto “L’Angolo della storia a Salus Space” che si occuperà di documentare e far conoscere tre aspetti storici: la villa del ‘700, Villa Salus, il Prof. Oscar Scaglietti (fondatore della clinica ortopedica).

Marilena Frati, Emanuele Grieco, Sergio Vegetti
(Comitato di scopo per il progetto «L’Angolo della storia a Salus Space»)

 

Il convegno, tenutosi il 26 ottobre, per ricordare il Professor Oscar Scaglietti a 25 anni dalla sua morte, era organizzato dall’ “Angolo della Storia”, ideato da Marilena Frati e Emanuele Grieco che lo hanno introdotto. Ecco quello che Marilena Frati ci ha scritto per raccontare come è andata.
Al convegno erano presenti la Presidente del Quartiere Savena, Marzia Benassi, Inti Bertocchi (Istituto per l’Inclusione sociale e comunitaria del Comune di Bologna) per Salus Space e l’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna Matteo Lepore.

plastico_Villa_Salus

Il Convegno ha riscontrato un vero successo, con grande partecipazione della cittadinanza, sia per la curiosità di conoscere meglio la figura di Oscar Scaglietti, grande ortopedico fondatore di Villa Salus, sia per rendergli omaggio. Fra il pubblico, molti coloro che avevano lavorato con lui nei vari centri ospedalieri, Ospedale Rizzoli, Putti e Villa Salus: medici, infermieri, personale di ogni settore, suoi allievi ora già in pensione come il Dott. Bosco. C’era parte della sua famiglia: la figlia minore Lucilla, e alcuni pronipoti attentissimi all’ascolto ed ai video sulla vita del bisnonno. professor Scaglietti

Molti gli interventi, arricchiti da video, tra cui quelli del professor  Alessandro Faldini, di Nunzio Spina, non solo medico, ma anche storico e giornalista, Nicola Stella, ex bambino paziente, salvato all’età di 5 anni dall’amputazione di un braccio, grazie all’intervento del professore.

Altri apporti importanti da parte di Sergio Vegetti, con un video ricordo di ciò che era la Villa Salus e di Andrea Marzaduri, con un plastico, copia perfetta della Villa Salus.

Perché questo convegno? Per ricordare la vita di Scaglietti, le sue capacità, il suo genio innovatore, la sua umanità, la sua grande avventura: Villa Salus.
Durante la guerra venne inserito nella lista nera, gli suggerirono di lasciare Bologna con la sua famiglia ma la sua riposta fu: “Finchè ci sarà un ferito da curare, il mio posto è qui”. Salvò molti partigiani, soldati italiani, inglesi, americani che stavano fuggendo e si nascondevano nella collina dell’ospedale Rizzoli. Tenne testa alle SS da cui venne trattenuto per due giorni sotto inchiesta e rischiò molto.

Quaderni_Scaglietti

Al termine della guerra, nel 1949, Scaglietti acquistò la villa che diventerà Villa Salus, in via Malvezza. Grazie alla sua tecnica innovativa, in brevissimo tempo divenne il leader dell’ortopedia e vennero medici da tutto il mondo per aggiornarsi.

La vita di Oscar Scaglietti è stata tutta un’avventura, per ciò che ha fatto come grande medico e come uomo. Per non dimenticare abbiamo creato, io ed Emanuele Greco,  l’ “Angolo della Storia”, perché la storia è un pezzo di noi.

Per lo stesso motivo, curiamo l’edizione di alcuni Quaderni dedicati al ricordo del professore. Alcuni sono già stati pubblicati e altri lo saranno.

di Marilena Frati

Il 10 settembre 2018 si sono conclusi i lavori di demolizione di Villa Salus. La ditta che se ne è occupata ha consegnato le chiavi dell’area Salus Space al Comune di Bologna, lasciando una spianata libera dai detriti e da ogni altro tipo di materiale.

Entro la fine dell’anno il Comune di Bologna procederà alla pubblicazione dei bandi per l’affidamento dei lavori di costruzione della palazzina residenziale e per la ristrutturazione della ex-camera iperbarica.

Nel frattempo sarà effettuata la bonifica bellica, per escludere l’eventuale presenza di ordigni nell’area di Salus Space e si faranno le verifiche necessarie per l’installazione di una nuova cabina Enel. A breve sarà fissata una nuova data per convocare i cittadini del Quartiere Savena in un’assemblea pubblica per tenerli aggiornati sull’andamento del progetto.

Prosegue il racconto dei lavori di demolizione della vecchia Villa Salus. Al posto dell’ex casa di cura di via Malvezza, abbandonata ormai da anni, prenderà vita il progetto Salus Space.
Testo e immagini di Sergio Palladini

“Nell’esame pratico di scuola guida per caterpillar di solito fanno abbattere vecchie cliniche stando attenti a non ferire gli ammalati nei letti”: forse chi ha demolito Villa Salus non conosce questa battuta di Gene Gnocchi, ma di sicuro avrebbe potuto prendere la patente anche ai tempi del professor Scaglietti, quando l’edificio in via Malvezza brulicava di vita. L’unica differenza è che ora, nel deserto di questo luglio 2018, la “pars destruens” del progetto Salus Space può finalmente completarsi abbinando chirurgica perizia e ghepardica velocità. E l’umarell in ognuno di noi, come per incanto, dimentica la malinconia per qualcosa che scompare e comincia a infalenirsi attorno a un cantiere sempre più vivo. Per sua fortuna Bologna è fondata sui “lavori”, che aprono periodiche voragini sugli stessi marciapiedi, là dove il passeggino e la ruspa, il martello pneumatico e la bici con le ruote arancioni praticano una civile convivenza. Gli stessi “lavori” che risuonano sulle facciate di certi palazzi, nascosti da ampi teli pubblicitari, e che riempiono i passi carrai di furgoni dalle sempiterne quattro frecce. “Vado, ho da fare dei lavori”, ho detto l’altro giorno a un conoscente prima di incamminarmi verso Villa Salus per scattare alcune delle foto qui riprodotte. “Passa da dietro”, mi ha consigliato lui: “Il cancello è chiuso perché stanno facendo i lavori in corso”.

 

 

Villa_Salus_abbattuta

Era cominciata nei primi giorni di luglio la demolizione di Villa Salus e si sta concludendo dopo due settimane di lavori. Alla demolizione in senso stretto, seguirà la fase di cernita e smaltimento del materiale.

Entro agosto il lavoro, affidato attraverso un bando alla ditta ICOSTRA srl di Genova, dovrebbe essere terminato.

demolizione_Villa_Salus

Nelle immagini sono riprese le fasi iniziali della demolizione, che è avvenuta attraverso l’utilizzo di mezzi meccanici per la demolizione e di idranti
per contenere il sollevamento delle polveri.

 

Da Villa Monti a Salus Space – cronache di una residenza storica bolognese” è il libro che insieme ai primi due numeri dei  “Quaderni di Villa Salus”, verrà presentato  venerdì 15 giugno alle ore 16.30 nella sala Tassinari di Palazzo d’Accursio. Queste pubblicazioni sono il primo frutto del progetto “l’Angolo della storia” ideato da Marilena Frati ed Emanuele Grieco, finalizzato alla conservazione della memoria del passato di Villa Monti-Malvezzi-Villa Salus.
Alla presentazione interverranno Dino Cocchinella, Direttore dell’istituzione per l’inclusione sociale e comunitaria “Don Paolo Serra Zanetti”, Sergio Vegetti curatore del video “Da Villa Monti a Salus Space-un racconto per immagini”  e gli agronomiBarbara Negroni e Vincenzo Blotta.
Il progetto che nasce dalla passione dei suoi ideatori, non è a scopo di lucro e tutte le pubblicazioni saranno distribuite in omaggio.
Abbiamo intervistato Emanuele Grieco, 

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
Emanuele Grieco: Abito dal 1957 al Villaggio Due Madonne, a poche centinaia di metri da Villa Salus, che ho visto per decenni affacciandomi alla finestra. Villa Salus è stata per me e per molte persone del Villaggio e del quartiere una parte del paesaggio e della vita quotidiana. Il giardino e il parco della Casa di cura, molto belli e ben curati, erano meta di visite di tante persone che vivevano nel territorio, anche se non avevano nulla a che fare con la clinica. Quando ho saputo che sarebbe stata interamente demolita ho creduto che potesse essere interessante ricostruire la sua storia, insieme a quella della Villa che l’ha preceduta, dal ‘700, cioè Villa Monti, Villa Bianchetti, Villa Malvezzi, le diverse denominazioni che ha avuto questa residenza. Con l’aiuto di diversi ex-dipendenti della clinica, inoltre, ho ritenuto utile recuperare una parte della memoria e dell’esperienza di una struttura sanitaria ortopedica che è stata all’avanguardia a Bologna e in Italia.

Si tratta di una ricostruzione storica o è una raccolta di testimonianze e racconti?
E.G:
 Vi è una parte di ricostruzione storica, attraverso documenti e mappe dell’Archivio di Stato e di altri archivi e una parte di racconti e testimonianze di persone che hanno vissuto nei poderi della Villa o hanno lavorato nella clinica.

Quanto è durato il lavoro di ricerca? È stato difficile reperire materiale e come lo ha reperito?
E.G:
Ho iniziato la ricerca nel marzo 2017. È durata fino a maggio 2018, quindi circa 15 mesi. Molte immagini e notizie le ho recuperate dai quotidiani, da Internet e da varie persone testimoni di quel periodo. Infine alcune carte importanti sono state fortunosamente trovate e salvate nel periodo dello sgombero della ex-clinica.

I Quaderni di Villa Salus che argomenti tratteranno? Saranno più specifici?
E.G:
 Mentre il libro “grosso”, “Da Villa Monti a Salus Space”, delinea la storia della Villa dal ‘700 a oggi, i “Quaderni” saranno centrati su temi monografici. Il primo è un “Dizionario biografico” di Villa Salus nell’epoca del professor Scaglietti (1950-1991): sono censite 500 persone che hanno lavorato come dipendenti, come liberi professionisti o che hanno collaborato in varie forme al successo della Casa di cura. Abbiamo in cantiere almeno una decina di altri numeri della collana, ad esempio uno sull’inaspettato ritrovamento a Villa Salus di una parte dell’archivio del Centro Ortopedico e Mutilati “V. Putti” istituito nella Seconda guerra mondiale per curare i militari feriti. Si trovava a Villa Salus perché il professor Scaglietti fu Direttore di quell’ospedale militare e quando nel 1951 il Centro “Putti”, allestito nei locali del Seminario Arcivescovile, vicino al Rizzoli, fu chiuso, egli, per varie ragioni, ritenne di portare una parte di quella documentazione a Villa Salus, che stava erigendo proprio in quel periodo. Gli Ecco alcuni dei temi che verranno trattati nei “Quaderni”: il personale di Villa Salus dopo Scaglietti (dal 1991 al 2000),  i dieci anni (1974-1983) in cui centinaia di cittadini libici vennero a curarsi a Villa Salus, la storia del patrimonio botanico della Villa, due platani secolari e gli altri alberi, le memorie del giardiniere di Villa Malvezzi, i “Conti di campagna” della Villa nell’Ottocento.
Nel 2019 verrà preparato un altro Quaderno specifico interamente dedicato a Villa Salus, con altri documenti e nuove ricerche.

Il secondo Quaderno di cosa tratta?
E.G:
 Si tratta di un piccolo e speciale “reportage fotografico” realizzato dal fotografo Sergio Vegetti, cittadino del territorio, il 7 luglio 2017. In quel momento dalle notizie di stampa era annunciata come imminente la totale demolizione della ex Villa Salus e abbiamo pensato così di “immortalare” quella che si profilava come “l’ultima estate” di Villa Salus, cogliendo i vari aspetti della struttura nelle sue ultime ore o giorni di vita. Volevamo ricordarla, imprimerla bene nella mente. Le foto sono accompagnate da brevi commenti per spiegare la storia della Villa e alcuni suoi piccoli “segreti”, come la chiesina con il soffitto ad arcate, rimasta intatta dal ‘700 fino al 2018. Inoltre abbiamo insistito parecchio sulla scalinata e va balaustra del ‘700 (sul retro della ex-clinica, che invece era il “davanti” della Villa antica). La demolizione della struttura ora è data per certa per fine luglio 2018. Quando non esisterà più, sfogliando quel libretto si potrà rievocare il suo aspetto, la sua imponenza, la sua bellezza e immaginare la secolare storia che vi era dietro.

di Chloy Vlamidis

Dal 2005 al 2007, Villa Salus venne scelta dal Comune di Bologna come luogo di insediamento di una comunità Rom.  Molte le voci critiche che si levarono, sia da parte di gruppi di cittadini, che dalle forze politiche dell’opposizione. L’accusa era che il luogo si stava trasformando in un accampamento fuori controllo. Erano 146 le persone, tra adulti e bambini, che dopo aver occupato il Ferrhotel, un ex albergo delle Ferrovie dello Stato, furono trasferite qui.
Nel 2006 l’Associazione Arc En Ciel, insieme a Fraternità Cristiana, Fraternal Compagnia, e Coop Sociale Arca di Noè, diede vita a “La casa dei bambini”. Un progetto dedicato in particolare ai minori e che prevedeva percorsi socio educativi attraverso diverse attività : arte, musica, danza, teatro, allo scopo di favorire un processo di integrazione e coinvolgimento anche degli adulti e delle famiglie della comunità. Un importante risultato della “Casa dei bambini” fu la realizzazione nel 2007 dello spettacolo “ROM. Il viaggio millenario”, all’Arena del Sole a cura di Massimo Macchiavelli.

La redazione partecipata ha intervistato Massimo Macchiavelli, direttore artistico della Fraternal Compagnia. La sede della compagnia è nel Quartiere Savena, in Via Cavazzoni 2/g e come il Teatro degli Angeli è un’altra delle realtà artistiche del territorio.

Come è nata la Fraternal Compagnia? Quale è stato il suo ruolo nel progetto di Villa Salus del 2006?
Massimo Macchivelli: La Fraternal Compagnia nacque quando ero caporedattore del giornale di Piazza Grande, a quel tempo avevo smesso di fare teatro, ma ebbi l’opportunità di realizzare un piccolo progetto teatrale coinvolgendo senza tetto, ragazzi con problemi di dipendenze e altre persone interessate al teatro. Da questa esperienza nacque la Fraternal Compagnia che, col tempo, richiamò sempre più persone e così cominciammo a proporre numerosi progetti di teatro sociale. Nel frattempo riuscimmo ad avere una sede in Via Libia, dove cominciammo a occuparci anche di teatro culturale.
Nel 2006 Pierluigi Stefani dell’associazione Arc En Ciel, mi contattò per un progetto di teatro sociale a Villa Salus, dove il Comune aveva inserito una comunità di Rom. L’intenzione era di avvicinare la cultura Rom alla nostra attraverso una serie di attività artistiche, rivolte in particolare ai bambini. Il mio compito era quello di realizzare un laboratorio teatrale e uno spettacolo finale a sfondo sociale.
Mi resi presto conto che si trattava di un compito difficilissimo, quasi impossibile. I primi mesi infatti furono durissimi, perché i ragazzi con cui cercavo di lavorare mi tiravano sassi, mi sputavano addosso, tentavano di rubarmi la macchina, se reagivo chiamavano gli adulti che mi minacciavano, finché un giorno ci fu un colpo di fortuna.
Un ragazzo Rom aveva un complesso musicale e desiderava fare dei Cd da vendere in strada. Io lo aiutai a registrare gratuitamente una quindicina di copie e questo mi aprì le porte dei Rom adulti.
Da quel momento la situazione cambiò completamente, potevo girare liberamente per tutti gli spazi di Villa Salus, anche negli appartamenti, tutti mi rispettavano, adulti e ragazzi, per qualsiasi problema mi potevo interfacciare con il capo della comunità e a questo punto capii dove stavamo sbagliando. La percezione che avevano di me e dei miei collaboratori, era che volessimo imporre la nostra cultura passando sopra alla loro; mi resi conto che finché lavoravo così senza conoscerli, senza interessarmi alla loro cultura e alla loro storia, non mi avrebbero mai seguito nel laboratorio. Così cominciai a farmi raccontare le loro tradizioni e conobbi anche alcuni aneddoti molto interessanti, ad esempio seppi che fino agli anni 50 i Rom avevano una sorta di lasciapassare secolare, concesso da Re Sigismondo, che permetteva loro di girare liberamente in Europa….
Capii che avevano un mondo tutto loro, che gli era stato tolto dalla modernità. Erano abituati a fare lavori artigianali e manuali, che la modernità non teneva più in considerazione e loro non volevano adeguarsi ai nuovi mestieri nè staccarsi dalle loro tradizioni.
Decisi così di impostare il lavoro partendo dalla loro storia e alla fine riuscimmo a fare un bello spettacolo all’Arena del Sole con musiche, danze e maschere fatte dai ragazzi. Io fui nominato Zingaro Onorario.
E’ stato un piccolo passo avanti in una situazione veramente difficile, ma poi tutto è finito lì, anche se tramite Facebook, sono ancora in contatto con alcuni di loro.

Parliamo della Cava delle Arti. Come è nata e quali sono le attività che fate?
Massimo Macchiavelli: Siccome il capannone di Via Libia dove avevamo la sede, doveva essere demolito, nel 2014 il Comune, grazie ai risultati che avevamo raggiunto a Villa Salus e altri progetti di teatro sociale, ci propose di gestire questo luogo, che abbiamo dovuto interamente ristrutturare. E’ nata così la Cava delle Arti, dove, pur non avendo abbandonato il teatro sociale che è la nostra origine, facciamo soprattutto Commedia dell’Arte e teatro civile. Per quanto riguarda il sociale, continuiamo a offrire tirocini formativi a chi ha problemi di dipendenza e lavoriamo con il Quartiere Savena sui minori a rischio, coinvolgendoli nelle attività che facciamo soprattutto in estate.

Il quartiere come vi ha accolto? Cosa avete in programma per l’estate?
Massimo Macchivelli: A parte il primo anno, in cui abbiamo fatto anche musica, sollevando qualche preoccupazione in chi abita qui, abbiamo un ottimo rapporto con i cittadini. Adesso facciamo solo teatro fino alle 23 e le persone che abitano qui guardano i nostri spettacoli anche dalla finestra.
Per questa estate abbiamo due progetti molto importanti: Commediestate, la nostra rassegna estiva di Commedia dell’arte che si svolgerà per tutto luglio e parte di agosto e  “Oltre le mura”: quattro ricostruzioni storiche dedicate alla liberazione. Una di queste si svolgerà nelle grotte del Farneto, che durante la seconda guerra mondiale furono luogo di rifugio per tantissime persone. Durante questo spettacolo il pubblico non sarà solo spettatore, ma verrà coinvolto nella ricostruzione.
Piccoli gruppi di partecipanti rivivranno quella che fu l’esperienza di centinaia di persone durante i bombardamenti tra l’agosto e il dicembre del ’44, in attesa dell’arrivo degli alleati. La vita all’ interno delle grotte, spesso visitate dai tedeschi in cerca di uomini da deportare, era animata anche dalle fughe dei partigiani, e all’ interno, le famiglie cercavano di rendere l’ambiente quanto più confortevole possibile con giacigli di paglia, il necessario per cucinare e ingegnose trovate, come capovolgere una bicicletta e sfruttarne la dinamo per avere luce.

Le visite organizzate si svolgeranno alle ore 17.30, a sabati alterni dal 16 giugno, alle Grotte della Memoria – Parco dei Gessivia Carlo Jussi, 171, Loc. Farneto.
Al termine di ogni percorso uno speleologo illustrerà le caratteristiche geologiche della grotta. E’ consigliabile presentarsi alle ore 16.30 per indossare il casco e preparasi alla discesa nelle grotte.

Altre repliche: 30 giugno, 14-28 luglio, 25 agosto, 2-16 settembre, è possibile iscriversi anche ai sabati successivi al 16 giugno
Massimo 20 persone
Durata 50 min. – costo 10 euro
Per info e prenotazioni: 3492970142 – info@fraternalcompagnia.it
 
Per tutti gli aggiornamenti sugli spettacoli e le attività della Cava delle Arti:

https://www.facebook.com/fraternalcompagnia/
http://www.fraternalcompagnia.it/

A cura di Sergio Palladini e Chloy Vlamidis

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Lunedì 14 maggio alle 18 si terrà un nuovo incontro con i cittadini del Quartiere Savena: “Come procede il progetto Salus Space?”. Si comincia alle 17,30 con una performance teatrale dei Cantieri Meticci, in piazza Lambrakis, davanti alla Chiesa di Nostra Signora della Fiducia. Alle 18 la riunione aperta a tutti e tutte, nella Sala parrocchiale di via Gaetano Tacconi 67.

Qual è lo stato di avanzamento dei lavori? Come sarà organizzata Salus Space? Chi la gestirà? Come saranno selezionati i futuri abitanti? Chi lavorerà a Salus Space? Quali possibili forme di collaborazione con i cittadini del territorio potranno essere attuate?

Nel corso dell’incontro i rappresentanti del Comune di Bologna e di ASP Città di Bologna formuleranno le risposte a queste domande, che sono state al centro del lavoro dei partner in questi mesi.
Le osservazioni, le riflessioni e le critiche che verranno dai cittadini presenti saranno fondamentali per migliorare e integrare il lavoro fino qui svolto, aiutando i partner a immaginare la Salus Space del futuro.

 

Le fantasticherie di un passeggiatore solitario (in via Malvezza)

Cielo grigio su, foglie gialle giù. Solo che non è una canzone: è quello che ho trovato a Villa Salus quasi due mesi fa. Non che le strade e i campi intorno fossero molto meno grigi su e gialli giù. Ma in via Malvezza, quel giorno, il tempo sembrava fermo allo scorso autunno: le stesse spirali di nebbia, le stesse grida di uccelli, lo stesso fango ai bordi dell’asfalto. E la stessa sagoma dell’ex clinica, un enorme molare non ancora scalfito dalla carie.

Villa_Salus

Pensava di essere facile profeta chi si azzardò a dire che quel dente sarebbe stato estirpato entro maggio, ma forse era solo un profeta facilone. O un sognatore a occhi aperti. Più o meno come mi sono sentito io, quel mattino giallo e grigio, quando ho cominciato a guardare le finestre sbreccate, le porte divelte e i muri sventrati della vecchia villa immaginando gli appartamenti ordinati, i laboratori operosi e gli orti profumati del nuovo Salus Space. Poi il miraggio è svanito, mi sono avvicinato alle inferriate del cancello sul retro e ho scattato due foto. Volevo documentare la dolorosa scomparsa dell’ampia gradinata e dell’antica balaustra, dove pare che un giorno di fine Settecento abbia sostato perfino Napoleone deponendovi la sua feluca bicorno. E ho immortalato lo scempio – necessario, per carità! – con una specie di “app mentale” che mi ha fatto riapparire quelle costruzioni ancora intatte. Ma solo per pochi istanti, perché subito dopo le ho viste svanire per sempre (scalino dopo scalino, stelo dopo stelo), inghiottite da un vorace “Pac-Man caterpillar”.

A quasi due mesi di distanza dalla mia visita, cara Villa Salus, continuo a chiedermi quanto tempo manca alla tua trasformazione. Più del previsto, questo è certo. Ti hanno trovato le vene intossicate dall’amianto, ma confido nei chirurghi-ingegneri che devono sciogliere la prognosi per darti un nuovo aspetto. Perché c’è sempre, nelle terapie di palingenesi urbana, una questione psicologica. E c’è sempre una questione tecnica. Da questa solitamente si parte, ma senza l’altra solitamente non si arriva. Io sono salito sul tuo blog un anno fa, mi perdo a cercare un po’ di blu dove il blu non c’è e non so ancora quale strada imboccare. Eppure ti sogno, Salus Space, e un giorno io verrò.

Questa era la riflessione di Sergio Palladini. Se volete, potete mandarci le vostre a questo indirizzo: redazione@saluspace.eu

Ndr: e anche per rispondere a questi dubbi, i cittadini tutti sono invitati all‘ incontro del 14 maggio, nella sala parrocchiale di Nostra Signora della Fiducia alle ore 18. Interverranno i rappresentanti del Comune di Bologna e di ASP Città di Bologna

 

Ingresso_Villa_Salus

Il 20 aprile scorso durante il Question Time, a Palazzo d’Accursio si è parlato del cantiere aperto a Villa Salus e della presenza di amianto che è stata rilevata. La sollecitazione è arrivata dalla consigliera della Lega Nord Francesca Scarano, che partendo da un articolo pubblicato da La Repubblica Bologna ha chiesto “le motivazioni per cui i tecnici non si sono accorti, durante la lunga fase di monitoraggio e progettazione, della presenza dell’amianto; un aggiornamento sulle spese sostenute e da sostenere a carico della Amministrazione comunale; un aggiornamento sulle tempistiche ed eventuali ritardi”. Questa la risposta dell’assessore ai Lavori pubblici Virginia Gieri:

“Leggo dalla relazione tecnica: ‘La presenza di amianto nel materiale di copertura era già stata riscontrata in fase di progettazione e la sua rimozione era prevista all’interno dal progetto di demolizione come confermato dalla domanda d’autorizzazione già inoltrata all’Asl.
I sopralluoghi eseguiti e le verifiche condotte durante la fase di progettazione – ricerca documentale, sondaggi -pur rilevando la presenza di materiale contenente amianto in copertura, non ne ha ha riscontrato la presenza all’interno del fabbricato in quanto questo era presente in tubazioni di adduzione e scarico e nascosto all’interno delle murature: si tratta in prevalenza di elementi verticali sotto traccia, quindi nascosti all’interno delle pareti e dei tramezzi in muratura che i sondaggi a campione, eseguiti necessariamente solamente nelle parti non inagibili dell’edificio, non avevano evidenziato nella loro estensione.
Solo nel momento in cui l’esecutore dell’appalto all’inizio lavori, ed in particolare durante lo svolgimento di tutte quelle operazioni propedeutiche alla demolizione vera e propria dell’edificio, ha potuto rappresentare l’effettiva presenza di manufatti contenenti amianto’.
Condivido con la consigliera la preoccupazione sui tempi di bonifica.
‘Ora è in fase di completamento il rilievo delle tipologie, delle sezioni delle tubazioni e delle quantità di materiali contenenti amianto per arrivare in tempi brevi alla definizione dei costi accessori che l’Amministrazione dovrà sostenere. A tale riguardo, a copertura di questi maggiori oneri si prevede sia sufficiente l’utilizzo di parte del ribasso d’asta che l’appaltatore ha formulato in fase di gara.
Unitamente alla definizione delle quantità effettive, quindi del volume delle lavorazioni, verranno quantificate le maggiori spese ed assegnato anche un congruo periodo di tempo all’impresa per l’esecuzione delle lavorazioni suppletive non previste all’interno del contratto’.
Avevamo un preventivo rispetto ad una prevista presenza di amianto, che era comunque verificata, al punto che ci eravamo premurati di avere le autorizzazioni del caso dall’Asl, ma la quantità presente è maggiore rispetto al previsto. Stiamo lavorando il più celermente possibile e speriamo di sapere presto quando si potrà procedere alla rimozione dell’amianto, ora si stanno facendo tutte le verifiche del caso per capire i costi dell’intervento e soprattutto i tempi. A noi serve ripartire in tempi molto veloci con la demolizione per poi procedere con il progetto della Nuova Salus”.

Foto Michele Lapini

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